Si dissolve il sogno dei centri commerciali ?

Il Natale è ormai alle porte e, ora più che mai, si comincia a pensare allo shopping per sè e per i propri cari. Eppure, proprio in questo periodo che dovrebbe essere di grande lavoro per i commercianti, sembra che un altro “miraggio economico” stia tramontando a Siracusa.
Negli anni sessanta fu la volta dell’illusione dell’industria che, in virtù della grande necessità di posti di lavoro, trovò sede nel siracusano (e questo è certamente un bene) ma potè anche espandersi in maniera incontrollata e senza regole stravolgendo per sempre il paesaggio e creando condizioni ambientali tra le peggiori d’Italia. Oggi, a distanza di meno di cinquant’anni ,il polo industriale continua a rappresentare un’importante realtà produttiva per la nostra provincia ma, a guardarlo bene, ben presto ci si rende conto che si tratta solo del “fantasma” di ciò che doveva essere. Sugli impianti nuovi e moderni dominano invece decine di strutture abbandonate e mai bonificate, edifici in rovina e zone degradate.
centri-commerciali.jpgAlcuni anni fa, soprattutto nella zona nord, a ridosso del polo industriale, cominciò quello che sembrava essere il nuovo boom economico aretuseo: quello dei centri commerciali. Alla prima struttura se ne aggiunsero in catena presto altre e, nonostante la perplessità dei più sulla effettiva presenza di una tale quantità di domanda, si rispondeva a “colpi di cemento” con la realizzazione di nuovi enormi grandi magazzini.
Il piccolo commercio, già in crisi, ne ricevette probabilmente il colpo fatale mentre grandi marchi internazionali edificavano senza sosta nella zona di Targia. Felici i cittadini sia per la grande scelta di prodotti che sarebbe stata disponibile che per i tanti nuovi posti di lavoro previsti per i giovani.
Alle porte del Natale 2010, anche questo nuovo sogno di sviluppo, sembra pian piano cozzare contro la dura realtà ovvero che l’offerta è stata maggiore della domanda. E così in pochi giorni, si sono susseguite notizie che hanno riguardato le diverse strutture della zona: esuberi e previsti licenziamenti, dismissioni e cambi di marchi che certamente non sono di buon augurio. Inoltre il grande outlet che da alcuni mesi si stava realizzando nella zona nord è stato ufficialmente bloccato e, a quanto pare, non aprirà: mancanza di richieste per i negozi. Dopo che per mesi i piccoli commercianti avevano lottato a suon di carte bollate per evitare questo nuovo temibilissimo concorrente e dopo che per settimane l’imponente struttura in cemento era cresciuta a dismisura ecco che, all’improvviso, si molla tutto per l’evidenza che il mercato è già saturo. Il commercio al dettaglio magari potrà tirare un meritato respiro di sollievo ma anche un altro dubbio ci assale. Ecco la prima delle nuove strutture che rimarrà una vuota “cattedrale nel deserto” per gli anni avvenire. E’ l’inizio della fine dell’ultima illusione economica ? La sognata zona commerciale siracusana ha un avvenire o ben presto gli scheletri vuoti dei grandi magazzini si affiancheranno a quelli già presenti della zona industriale creando una nuova, enorme città fantasma ?

C’è un che di grigio nell’acqua

targia1.jpgAvete mai provato a fare una passeggiata lungo la nuova pista ciclabile, magari nel suo ultimo tratto, quello che oltrepassa l’antica tonnara di Santa Panagia ?
La vista è suggestiva: nonostante la soffocante presenza del polo petrolchimico, il mare sottostante la scogliera appare di un blu profondo e, nelle giornate più chiare, la sagoma dell’Etna appare all’orizzonte.
Seguento il percorso della pista ciclabile si può oggi arrivare fino all’estrema periferia di Siracusa, contrada Targia. Ed è lì che, purtroppo, balzerà subito agli occhi un’altra delle note stonate nei problemi ambientali della nostra città.
Subito sotto la pista ciclabile, si trova una piccola spiaggia e, accanto ad essa, una tubazione che riversa in mare acqua grigiastra. Si tratta del famigerato scarico fognario di Targia che, negli ultimi anni, ha numerose volte tenuto banco sui giornali locali. Si tratta infatti di uno scarico fognario “regolare” che raccoglie le acque della zona nord e le riversa in mare senza alcun tipo di trattamento. Il comune ha più targia3.jpgvolte promesso un tempestivo allaccio all’impianto di depurazione per risolvere definitivamente la questione. Purtroppo, a più riprese, le scadenze date sono state disattese ed i lavori incominciati non sono stati terminati (arrecando tra l’altro anche danni non riparati alla nuova pista ciclabile, a detta dei residenti). Ultima promessa era il termine dei lavori per la fine del mese di giugno di quest’anno ma, come alcuni rappresentanti locali hanno denunciato, tutto è di nuovo fermo.
targia2.jpgLa situazione è alquanto grottesca per diverse ragioni. Inutile dire che sembra incredibile che ancora oggi un comune possa scaricare le acque nere in mare senza alcun trattamento, aggravando il danno ambientale in una zona gà duramente provata dalla presenza delle industrie. Un altro punto, collaterale ma non per questo meno grave, legato a questa vicenda, è la massiccia presenza di pescatori. Come è facile immaginare parecchi pesci, attirati dal mangiare abbondante, sebbene tutt’altro che salutare, arricchiscono le acque della zona e, di conseguenza, richiamano frotte di pescatori. Questi, giornalmente, favoriti anche da una totale assenza di controlli, frequentano la zona portando a casa un ricco pescato che in molti temono possa finire sul piatto di qualche ignara famiglia siracusana.

Immagini: lo scarico fognario di Targia ed i numerosi pescatori che affollano la zona (foto: S.Leggio/Siracusareport.tk)