L’ultima beffa all’università siracusana

Il futuro dell’università a Siracusa è uno di quegli argomenti già affrontato più volte in passato su questo blog e che, ogni volta che torniamo sul tema, sembra assumere sempre più l’aspetto di una farsa o di una beffa per i cittadini.
universita.jpgE’ incredibile pensare alla rapidissima evoluzione in negativo  che gli eventi hanno preso in pochi mesi. Eravamo partiti in primavera quando di fronte all’improvvisa notizia della chiusura delle facoltà aretusee i politici locali dichiararono fuoco e fiamme per salvarle. Ci siamo ritrovati dopo l’estate messi davanti al fatto compiuto della chiusura dei corsi di beni culturali e, in questi giorni seguono gli ultimi sviluppi della vicenda.
A settembre venne comunicata l’inevitabile chiusura dei corsi di laurea in beni culturali, passata tutto sommato quasi in sordina grazie alla promessa per gli studenti già iscritti di poter terminare i propri studi. L’interesse dei singoli è prevalso sull’ottica più larga dello sviluppo cittadino e pochi sono stati gli scudi levatisi contro questa decisione presa univocamente e senza interpellare i consigli cittadini. Di contro, trionfalmente, si era annunciato che l’anno prossimo sarebbe partito un nuovissimo corso di laurea interfacoltà (di cui, in realtà, la comunità studentesca non aveva fatto richiesta e tanto meno sentiva la necessità). In questi giorni l’ultimo colpo di scena con il rettore dell’università di Catania che ha annunciato unilateralmente che neanche questo nuovo corso di laurea verrà attivato.
Insomma, a Siracusa rimarrà soltanto la facoltà di architettura, la cui salvezza però è certa solo per i prossimi dieci anni.
Povera università siracusana ! Il centro storico di Ortigia era il luogo ideale dove impiantare una vera e propria cittadella degli studi. Era un luogo fatto “su misura” per ospitare studenti, al pari dei tanti borghi medievali del centro Italia e al pari di quanto sta realizzando la vicina Ragusa col centro storico di Ibla. Invece in Ortigia a poco a poco diminuirà il viavai di studenti e tutte le attività commerciali ad essi connessi. Rimarranno chiuse le case dello studente mai aperte e non vi sarà più bisogno degli impianti sportivi mai approntati.
In questa situazione desolante solo una buona notizia: forse gli studenti non dovranno percorrere troppi chilometri. La vicina Noto infatti, con grande lungimiranza da alcuni anni punta sullo sviluppo universitario e si è detta pronta ad accogliere le facoltà di beni culturali orfane di una propria sede.