Siracusa sveva

1586005902.jpgIn questi giorni l’Italia e Siracusa vivono immersi in una continua rievocazione storica, grazie alle celebrazioni dei 150 anni di unità d’Italia.
Per l’occasione è allora interessante segnalare una bella conferenza promossa dall’associazione italo-tedesca, su un periodo importante della storia siracusana e siciliana in generale.
Si tratta di un incontro dedicato a “Siracusa sveva”, curato dal prof. Giuseppe Agnello, docente presso l’università di Catania e grande studioso di storia locale. L’appuntamento è per venerdì 18 marzo alle ore 18 presso i locali dell’istituto tecnico commerciale. Il periodo svevo, caratterizzato dalla personalità dell’imperatore Federico II e da costruzioni quali il castello Maniace, riveste grande fascino nell’ambito della storia cittadina.

La prima nave da crociera della storia

Giusto alcuni giorni, su questo blog, avevamo avuto modo di parlare delle intenzioni e dei progetti di riqualificazione del porto piccolo di Siracusa. Si tratta di un’area che per lungo tempo è stata ingiustamente trascurata a discapito del porto grande, sul lato opposto della città. Eppure, sia per le sue caratteristiche paesaggistiche che per la sua storia, anche il porto piccolo meriterebbe un giusta valorizzazione. Proviamo per un attimo a fare un salto con l’immaginazione e tornare all’epoca della Siracusa greca, nel III secolo a.C. Non è inverosimile  pensare che qui prendesse il mare la prima “nave da crociera” della storia, la Syrakosia.
L’epoca è quella del solito Archimede, il grande inventore aretuseo di cui più volte si è raccontato su questo blog. Fu proprio lui a dedicarsi anche all’ingegneria navale e ideare questo colosso. Gli arsenali navali greci si trovavano proprio sul porto piccolo e, ancora oggi, se ne possono vedere i resti, in parte coperti dalla vegetazione, a breve distanza dallo sbarcadero.
866469908.jpgDella nave parlano in maniera entusiastica diversi autori antichi, magari esagerando un pochino con la fantasia. Si dice che lo scafo di legno fosse ricoperto di metallo e sull’enorme ponte trovavano posto una palestra per esercizi di ginnastica, dei giardini dotati di un sistema di irrigazione e sontuosi appartamenti privati dotati di ogni lusso. Vi erano anche una biblioteca ed era ornata di statue e mosaici.  Per la costruzione, la legna venne presa sull’Etna mentre per l’albero maestro si dovette fare trasportare un fusto appositamente dalla Bretagna. Sulla nave trovavano posto anche 600 soldati per la difesa e delle stalle. Insomma, la Syrakosia era un vero gigante dei mari e si può ben dire che sia stata la prima nave da crociera della storia.
Una volta preso il mare, in virtù degli ottimi rapporti esistenti tra Siracusa e l’Egitto, la nave venne donata al sovrano Tolomeo e prese la via per la terra dei faraoni.
Ecco come ancora una volta, ad ogni angolo ed in ogni scorcio di Siracusa, tornano prepotenti la storia e le leggende che hanno reso celebre la città. Un patrimonio che non va dimenticato e che va assolutamente valorizzato insieme ai luoghi presenti nelle narrazioni.


Tutti al Tecnoparco per riscoprire Archimede !

tecnoparco1.jpgChe Siracusa sia una città poco riconoscente verso i propri talenti, è storia vecchia. Il caso più eclatante è quello del più illustre tra i suoi figli, quell’Archimede che tutto il mondo ci invidia.
Tanti sono gli appassionati ed anche gli studiosi che giunti da ogni dove in città, cercano le tracce dell’inventore siracusano. Puntualmente rimangono delusi nello scoprire l’assenza di monumenti (con alcune rare eccezioni, ben nascoste alla vista dei più) o di musei dedicati al matematico. Lo stesso entusiasmante progetto della Domus Archimedea che, sul modello di quella già sperimentata, dedicata a Leonardo, doveva permettere di rivivere dal vivo l’opera dello scienziato, sembra ancora una volta essersi arenato e finito nel dimenticatoio.
Eppure non tutto è così cupo per la memoria dell’inventore: da poco più di un anno, a Siracusa, grazie all’entusiasta iniziativa di una cooperativa privata, è possibile ammirare le ricostruzioni di alcune tra le più famose macchine archimedee.
L’occasione è data dal Tecnoparco Archimede, sorto a due passi dal parco archeologico della Neapolis. Non si tratta di una struttura chiusa bensì di un parco-museo, in uno stile che va sempre più di moda nell’Europa centrale. Passeggiando in un giardino tipicamente mediterraneo si ripercorrono le varie tappe dell’opera di Archimede. Con grande passione ed accuratezza sono riprodotte, spesso a grandezza naturale, numerose delle invenzioni che hanno reso famoso l’inventore. Ecco allora che potremo vedere l’enigmatico rompicapo tecnoparco2.jpgnoto come Stomachion o gli studi e le macchine utili per i lavori quotidiani come le leve o la coclea.
Ma erano anche tempi ben turbolenti quelli di cui parliamo e, alla fine del III sec. a.C. scoppiò la guerra tra Roma e Siracusa ed Archimede dovette cominciare a progettare macchine belliche per difendere la città. Tutte presenti al tecnoparco dove sarà possibile ammirare le ricostruzioni dei famosi specchi ustori, con i quali, secondo la tradizione, venne bruciata la flotta romana. E ancora, la micidiale “manus ferrea” e tanti tipi di catapulte, arieti e balestre a grandezza naturale.
Il personale del parco accompagna i visitatori spiegando il funzionamento e la teoria delle varie macchine rendendo la visita ancora più interessante ed avvincente. Perchè non concedersi allora, specie nei fine settimana, qualche ora originale e diversa per riscoprire un personaggio che ha reso celebre la nostra città ?
Il Tecnoparco Archimede è ubicato in Via Giuseppe Agnello, 26, alle spalle del teatro greco. Maggiori informazioni sugli orari di apertura ed i recapiti per prenotazioni sono disponibili sul sito internet ufficiale www.tecnoparco-archimede.com

Immagini: Catapulta e Coclea (tratte dal sito ufficiale del tecnoparco)

Un elmo venuto da lontano

etrusco1.jpgImmaginate Londra, una delle grandi capitali europee, e poi il British museum, uno dei più importanti musei mondiali. Che stupore camminare tra le sale di questa istituzione della cultura, tra antichi reperti egiziani ed i marmi del Partenone, e trovarsi improvvisamente davanti qualcosa della propria città.
Si tratta di un elmo di bronzo, dalla storia curiosa e particolare. A ben vedere non è certo l’unico reperto archeologico siracusano presente nel grande museo britannico e, a dirla tutta, non è neanche del tutto siracusano ma, in qualche modo, è una testimonianza particolare della storia millenaria di Siracusa, conservato oggi oltremanica.
L’elmo (lo potete vedere nelle immagini del post) è un elmo realizzato dagli Etruschi e che è decorato con un’iscrizione in lettere greche. La traduzione della scritta recita “Ierone, figlio di Deinomenes e i Siracusani a Zeus, dal bottino fatto sugli Etruschi a Cuma”.
Come detto, di questo oggetto gli studiosi ci hanno rivelato vita, morte e miracoli.
Parliamo di un anno ben preciso: il 474 a.C. A quel tempo la Siracusa greca era una delle grandi potenze del Mediteranneo e, a governarla, vi era il tiranno Ierone che cercava di espanderne l’egemonia anche sull’Italia meridionale.
etrusco2.jpgLe mire espansionistiche non potevano che entrare in contrasto con gli interessi commerciali delle potenti città etrusche stanziate in quell’area, tanto che, ben presto, si arrivò alla resa dei conti.
Due enormi flotte, quella siracusana e quella etrusca si affrontarono in un’epica battaglia navale nelle acque di Cuma, in Campania. L’esercito siracusano ebbe la meglio in questo scontro frontale che pose fine all’avanzata etrusca e che venne epicamente narrato dal poeta Pindaro.Ierone, tiranno della città, ed il popolo tutto, come era d’usanza, inviarono ricchi doni di ringraziamento agli dei, in particolar modo a Zeus, re del pantheon greco.
E’ così che anche questo elmo, parte del lauto bottino di guerra, venne decorato con l’iscrizione sopracitata ed inviato in Grecia, al grande Santuario di Olimpia.
L’elmo di bronzo venne poi rinvenuto nel corso di scavi archeologici e donato ai reali britannici che lo consegnarono al British museum.
Insomma, un piccolo oggetto, che ha percorso lunghi viaggi e che ha una storia ancora più lunga ma, soprattutto, ancora una volta uno dei tanti reperti che con la sua curiosa storia rievoca l’identità della nostra città.

Immagini: L’emo etrusco citato nel post (foto: S.Leggio/Sicilystockphoto.com – cortesia British museum)

La fondazione di Siracusa

Più volte, non senza una punta di orgoglio, nei post di questo blog si è ricordata la grande antichità di Siracusa.
A ben guardare, infatti, Siracusa è una delle città più antiche d’Italia che, con la sua fondazione, avvenuta nel 734 a.C. vanta più di 2700 anni di storia.
Gli scrittori dell’antichità, romani e greci esaltavano la magnificenza della città che (all’epoca !) era tra le più prosperose e popolose del Mediterraneo, tanto da tenere testa alla grande Atene prima e poi, per un certo tempo, a Cartagine e a Roma stessa.
La città non nacque in maniera “casuale” o “caotica” ma venne fondata con l’intento ben preciso di creare una nuova colonia della città greca di Corinto.
siracusa-baia.jpgTanto che la spedizione di fondazione era guidata da un aristocratico della madrepatria, Archia, che come capo indiscusso della spedizione o ecista, come allora si diceva, avrebbe deciso il luogo, i tempi, i modi e le divisioni delle terre nella nuova patria.
Per tempi così remoti storia e leggenda si fondono e si confondono. Si narra che, come era d’uso all’epoca, prima ancora di far partire la spedizione dalla madrepatria, il fondatore, Archia, si fosse recato insieme al nobile Miscello al grande santuario del dio Apollo a Delfi per parlare con l’oracolo.
L’oracolo li avrebbe posti di fronte ad una scelta: ricchezza o salute. Archia scelse la ricchezza e avrebbe da lì a poco fondato la prospera e ricchissima Siracusa mentre Miscello, optando per la salute, avrebbe fondato la salubre Crotone, madre di tanti vincitori di giochi olimpici.
Solo con la fantasia possiamo immaginare i coloni corinzi che, con l’arrivo della bella stagione nel 734 a.C., entrano con le loro navi nella baia che oggi costituisce il porto grande di Siracusa, si insediano nell’isolotto di Ortigia e fondano il nucleo della nuova città.
Non è però un caso se proprio oggi ho voluto preparare questo piccolo articolo di storia locale. Sabato prossimo, per la prima volta, è previsto un evento commemorativo, a metà strada tra la celebrazione e lo show. A partire dalle 23 in Ortigia sono previsti una serie di spettacoli rievocativi dello sbarco dei Corinzi in Sicilia e della fondazione di Siracusa. Poco ancora è dato a sapere ma, speriamo, di potere fornire maggiori indicazioni in merito nel prossimo post del blog su questo nuovo ed originale evento organizzato in città.

Siracusa e la spada di Damocle

Non lo nascondo: raramente risparmio critiche a Siracusa ed al caos della nostra città ma, in realtà, la adoro. E’ bello passeggiare per la città e trovarsi costantemente circondati dalla storia, dall’arte dalla leggenda.
Già, proprio dalla leggenda, perchè, a ben guardare, non sono poche le leggende giunte fino a noi dall’antichità che riguardano Siracusa, i suoi luoghi ed i suoi protagonisti.
damocle.jpgSpesso si tratta anche di modi di dire molto comuni che ignoriamo però essere legati alla nostra città.
E’ ad esempio il caso della “spada di Damocle“. Chi non ha mai sentito usare l’espressione “ho una spada di Damocle che mi pende sulla testa” ad indicare la continua e incombente presenza di un pericolo ?
Quello che in molti ignorano è che tale espressione nasce proprio da una leggenda siracusana raccontata da diversi autori antichi tra cui il grande Cicerone.
La storia racconta del dialogo tra l’antico tiranno di Siracusa Dionigi I e, appunto Damocle. Questi elogiava il regnante ma soprattutto ne esaltava il ruolo sostenendo la grande fortuna che aveva nel godere di così tante ricchezze e nell’essere così potente.
Dionigi, ben conscio dei privilegi ma anche dei rischi che comporta esercitare il potere propone allora a Damocle di scambiarsi per un giorno i ruoli, per fargli realmente comprendere cosa voglia dire trovarsi al suo posto.
Incredulo e felice Damocle accetta e comincia a godere degli agi della corte, delle feste, della ricchezza e del potere assoluto. Nel mezzo della festa, però, alzando la testa, si accorge che sopra il suo capo pendeva un’affilatissima spada, tenuta solo da un esile crine di cavallo.
La visione del pericolo mortale fece passare in un attimo a Damocle tutto l’entusiasmo per i bagordi per il vino e per la festa.
Da lì a poco Dionigi tornò a riprendere il suo ruolo e diede a Damocle la spiegazione della sua piccola prova: il potere comporta grandi privilegi ma il rovescio della medaglia è rappresentato da nuovi e inaspettati pericoli e doveri che costantemente incombono sulla testa in conseguenza dei privilegi acquisiti.
E’ uno dei tanti  aneddoti storici, legati a Siracusa, che hanno attraversato inossidati i secoli. E, sicuramente, non sarebbe male,se ancora oggi, di tanto in tanto, i governanti sentissero pendere una spada di Damocle sopra di loro a ricordo dei doveri che hanno assunto.

Il genio dimenticato

archimede1.jpgNell’ultimo post pubblicato abbiamo avuto modo di parlare dell’importante area archeologica siracusana in cui ricade la cosiddetta “tomba di Archimede“, uno dei monumenti che caratterizzano la città.
Ecco allora l’occasione per spendere due parole su quel geniale fisico ed inventore che fu Archimede o, meglio ancora, per renderci conto di come i Siracusani, fin dai tempi più antichi siano stati abbastanza irriconoscenti o poco orgogliosi del figlio più illustre della nostra città.
Sorvoliamo in questa sede sui motivi che hanno fatto grande il nome dello scienziato siracusano -dai teoremi matematici alle mirabolanti invenzioni- per dir solo della sua morte. Correva l’anno 212 a.C. quando l’esercito romano, dopo un lungo assedio, irrompe a Siracusa e la saccheggia. Tra le illustri vittime del saccheggio vi è anche il geniale Archimede. Gli storici antichi ci presentano in realtà varie versioni delle vicende della sua morte, l’unica cosa certa è che per lo scienziato venne costruita una tomba che sulla sommita portava una sfera ed un cilindro per ricordare i suoi studi sui solidi.
archimede2.jpgEbbene, nemmeno duecento anni dopo Archimede era stato già dimenticato dai suoi cittadini se un illustre “turista” dell’epoca, Cicerone (in realtà presente a Siracusa in quanto questore in Sicilia) cercherà invano di avere indicazioni sull’ubicazione della tomba dello scienziato.
Tra i Siracusani dell’epoca (siamo nel I sec. a.C.) si crea un po’ di sgomento in quanto nessuno sapeva essere d’aiuto. Poi, grazie all’insistenza dell’oratore romano, la tomba viene ritrovata sommersa da rovi e sterpaglie e, su suo ordine venne ripulita. Vien quasi da sorridere al pensiero che in 2000 anni a Siracusa non è proprio cambiato nulla !
Da qui in poi la tomba scompare nuovamente senza più essere citata o ritrovata. Già, perchè quella che noi conosciamo come “tomba di Archimede”, in realtà, non è la vera tomba dello scienziato. Data il suo aspetto monumentale la tradizione cittadina ha associato questo sepolcro al nome di Archimede ma gli archeologi hanno dimostrato che in realtà è una sepoltura successiva all’epoca del matematico.
Il fatto che dopo neanche due secoli lo scienziato fosse già dimenticato e che subito dopo sia nuovamente caduto nell’oblio la dice lunga sull’attaccamento che abbiamo alla nostra storia. Il ritrovamento della vera tomba di Archimede può essere ancora una sfida archeologica per il futuro.
Un’altra sfida invece dovrebbe essere anche la celebrazione del nome dello scienziato famoso in tutto il mondo. Non un solo grande monumento, non un museo ricordano Archimede. Da parecchi anni ormai si vagheggia la creazione della Domus Archimedea, un’avveneristico museo interattivo sullo stile di quello di Leonardo da Vinci in Toscana. Tale museo dovrebbe contenere tra l’altro la ricostruzione delle invenzioni del grande scienziato.
La cosa incredibile è che la ricostruzione delle macchine sembra sia già pronta da tempo e su internet è addirittura esistente un il sito Agorasophia che presenta l’intero progetto. Interminabili beghe burocratiche e politiche e fondi più volte perduti impediscono la realizzazione ultima della doverosa Domus Archimedea che in un primo momento doveva essere collocata in una sede ideale quale l’ex museo archeologico di piazza Duomo, poi doveva essere trasferita all’Antico mercato di Ortigia mentre adesso, ancora una volta, sembra essere caduta in un lungo oblio.

Immagini: la cosiddetta “tomba di Archimede” (foto D.Barucco/Siciliafotografica) e dipinto raffigurante Cicerone che ritrova la tomba di Archimede

Il ritorno della città antica

scavi.jpgE’ proprio vero che tutto ritorna ! Per parecchi anni si è solo ipotizzato che la crescita selvaggia di Siracusa negli anni sessanta e la contemporanea speculazione edilizia abbiano fatto scomparire importanti pezzi della città antica. Troppe erano le dicerie cittadine riguardanti interi monumenti antichi scomparsi nell’arco di una sola notte sotto una colata di cemento per credere che potessero essere soltanto leggende urbane.
Se negli anni sessanta si costruiva verso l’alto facendo sorgere uno dopo l’altro i nuovi palazzi, negli ultimi mesi si è invece scavato verso il basso per gli imponenti lavori fognari in atto nei quartieri Neapolis e Santa Lucia. Ed ecco che come per incanto la storia della città sta tornando alla luce e quasi settimanalmente la terra restituisce meraviglie archeologiche da troppo tempo dimenticate.
Ecco allora che da una trincea nella centrale viale Cadorna nel corso dell’estate è venuta fuori una porzione di una monumentale e magnifica strada di epoca romana. A detta degli studiosi potrebbe trattarsi della grandiosa Via Lata Perpetua citata anche dal grande oratore Cicerone.
Appena poco più in là, il cuore della borgata ha invece restituito degli splendidi mosaici ed i resti di tre ville di epoca imperiale. E che dire della necropoli venuta alla luce sempre in primavera nei pressi del Santuario della Madonna delle lacrime ? Una tomba ancora intatta di un bambino di circa dieci anni ha permesso di aprire uno squarcio sulle usanze funerarie dell’epoca. Il piccolo aveva un ricco corredo con vasi e statuine tra cui uno a forma di colomba ed uno a forma di cinghialetto.
Appena una settimana fa poi l’ennesima scoperta: un’altra necropoli, risalente al VI secolo a.C. è “saltata fuori” nel quartiere Santa Lucia e ha restituito intatti tre splendidi vasi.
Insomma, forse non tutto è andato perduto e l’antica Siracusa ha ancora tante storie da raccontare e meraviglie da mostrare.

Foto: I recenti ritrovamenti archeologici alla borgata. L’immagine è tratta dal quotidiano La Sicilia del 30 settembre 2009