Il polo dimenticato

255783466.2.jpgSi è fatto un gran parlare in questi giorni della riapertura, negli storici locali di Palazzo Platamone, in Ortigia, della scuola di specializzazione in archeologia.
Per Siracusa la presenza della scuola di archeologia è una realtà di prestigio ma anche un nesso con il suo passato antico e recente. Senza campanilismi si può infatti ben dire che il siracusano, da un punto di vista archeologico, è uno dei territori più importanti dell’isola, luogo ideale per la formazione teorica e pratica dei futuri studiosi di storia antica.
La scuola di archeologia vanta poi una sua presenza storica in città. Venne infatti qui istituita negli anni venti del novecento grazie al tenace impegno del grande archeologo e soprintendente Paolo Orsi a cui tanto deve la città.
Sebbene dipendente dall’università di Catania, rimane pertanto enormemente importante per la realtà culturale di Siracusa, la presenza di questo istituto di formazione post-laurea.
Oltre alla giusta soddisfazione non bisogna però dimenticare come giusto negli ultimi due anni si sia praticamente cancellata in città la formazione universitaria di base nell’ambito dei beni culturali.
Con una tecnica ormai ben assodata in altri settori (dalle ferrovie all’industria) si cominciò a parlare in sordina di un ridimensionamento del corso di laurea in beni culturali, ormai presente da anni, e poi, in men che non si dica, nonostante le rassicurazioni del mondo della politica, si arrivò alla definitiva dismissione del corso triennale e delle lauree specialistiche. In pochi mesi con un colpo di spugna si portò via un punto di riferimento per tanti studenti, una delle poche realtà culturali cittadine e un motore per la piccola economia locale.
Le giustificazioni furono tante, dalla razionalizzazione alla scelta di corsi più idonei alla città (ma dove meglio che a Siracusa si potrebbero studiare beni culturali ?). Infine, con buona pace di tutti, e con toni rassicuranti venne spiegato che si trattava soltanto una soluzione temporanea in quanto Siracusa meritava l’istituzione di un polo universitario indipendente da quello catanese. Del “quarto polo”, così come di tante altre promesse, si sono al momento perse le tracce mentre tanti studenti con la voglia di studiare i beni culturali hanno dovuto purtroppo optare per altre realtà siciliane.