20 anni fa… il terremoto

terremoto.jpgCade proprio in questi giorni il ventesimo anniversario della più grave calamità che, in tempi relativamente recenti, ha colpito il territorio siracusano. Era infatti la notte tra il 12 ed il 13 dicembre del 1990 quando, all’1:24, la terra ha cominciato a tremare per 45 lunghi secondi. Si trattava di un terremoto che raggiunse magnitudo 5,5 della scala Richter, il più forte che ha colpito Siracusa nel corso del novecento. Del “terremoto di Santa Lucia”, come venne poi chiamato, tanto si è scritto e si è detto e ancora in questi giorni si tengono convegni e rievocazioni. Nel capoluogo i danni furono solo materiali ma nei comuni della zona nord si registrarono morti e feriti (con il triste primato dei 12 morti di Carlentini) e tanti sfollati. Molte case, mal costruite, non resistettero infatti alla violenza del sisma causando numerosi senzatetto. Poco si può aggiungere in un post di un blog ai dettagli tecnici o al cercare le responsabilità, se vi sono state. Questo anniversario può essere però anche un breve momento per ricordare quei momenti  di paura ai tanti che li hanno vissuti o per narrarli a chi non li ricorda. L’arrivo dell’onda sismica fu preceduto da un lungo e forte boato che andava man mano crescendo di intensità. Poi il lungo sommovimento della terra che ha scosso le città. Da Siciliani si è ben abituati alle scosse di terremoto ma, da subito, ci si rese conto che questa non aveva eguali con le altre vissute fino ad allora. La popolazione per intero si riversò in strada e, nei giorni seguenti, nonostante il rigido clima dicembrino, si improvvisarono “accampamenti” in luoghi ritenuti sicuri.
Siracusa, con i suoi palazzi a più piani poco convinceva i più, timorosi di ulteriori scosse di assestamento. Quanti avevano una villetta nelle zone balneari o anche solo un parente od un amico, si attrezzavano per passare lì le notti. A pochi giorni dal Natale l’Arenella, Ognina terremoto2.jpgo Fontane Bianche erano popolate come e più che d’estate. Questa tendenza però ben presto si invertì in quanto si diffuse una voce di provenienza incerta ed incontrollata che vagheggiava la possibilità di maremoti, anche a distanza di giorni. Chi non poteva appoggiarsi ad una casa fuori città, spesso, optava per il dormire in macchina. Per diversi giorni le zone più aperte come la balza acradina o l’Epipoli videro il sorgere di piccoli accampamenti composti da numerose macchine riconvertite a ricovero per la notte. D’altra parte, appena pochi giorni dopo una seconda scossa, di assestamento, convinse i più che era opportuno essere ancora prudenti. Gli unici che forse festeggiarono furono gli scolari che non disdegnarono l’inizio anticipato di un lungo ponte natalizio dettato da ragioni di sicurezza. Insomma, fu un Natale particolare quello del 1990, cominciato proprio il giorno dedicato alla Santa Patrona della città e che si prolungò per alcune settimane.I festeggiamenti furono ovviamente in tono minore, a cominciare dalla processione della Santa ma, in qualche modo, le famiglie si strinsero a sè con un grande senso di unità e solidarietà.
Il lungo secondo capitolo del terremoto, quello della lenta ricostruzione e dei campi container prolungati per anni, doveva ancora cominciare. Ma su questo triste argomento avremo ancora modo di tornare.

Le immagini allegate sono tratte dal sito lasvolta.net che dedica un lungo e dettagliato dossier al terremoto del 1990

Il ponte prima del ponte

ponte-santa-lucia.jpgCapita, a volte, che una vecchia fotografia sgualcita e sfocata che in altri tempi avremmo buttato senza pensarci due volte, ci riporti alla mente persone o fatti da lungo tempo rimossi dai nostri ricordi. Capita con le persone ma, di tanto in tanto, anche coi luoghi. Quanti di voi lettori, ad esempio, si ricordano ancora del “ponte prima del ponte” ? Sì, lo so, sono stato un po’ troppo enigmatico. Ovviamente mi riferisco ad uno dei ponti di collegamento tra il centro storico di Ortigia e la terraferma. Non parlo però del Ponte Umbertino e del suo predecessore che abbiamo già potuto commemorare in un articolo di alcuni mesi fa. Mi riferisco invece al più moderno dei ponti, il Ponte Santa Lucia, inaugurato nel 2004, e al dimenticato ponte Bailey che lo precedette.
Il pretesto come detto è la vecchia foto sfocata che allego a questo post e che mi è giunta casualmente tra le mani. Eccolo lì il ponte dimenticato, o meglio, ciò che ne rimaneva nella sua ultima fase di vita. A beneficio di quanti non ricordano più o di quanti non hanno vissuto quegli anni provo a mettere insieme qualche ricordo che volentieri può essere integrato o smentito da  chi mi legge. Il ponte Bailey è un particolare tipo di ponte militare che venne allestito nel luogo dove oggi è ubicato il ponte Santa Lucia, dall’esercito, per ragioni di protezione civile. Il periodo a cui ci riferiamo è la fine degli anni ottanta, inizio anni novanta. Siracusa, come tutta la Sicilia, è una zona ad alto rischio sismico e, in caso di forte terremoto, i due ponti esistenti sarebbero risultati ponte-bailey.jpginsufficienti per la fuga della popolazione. Di conseguenza venne costruito questo Ponte Bailey. Come mai allora quei due tronconi spezzati che si vedono nell’immagine ? Essendo un ponte d’emergenza, la sua portata era limitata (ed anche rigorosamente indicata dai cartelli). Una mattina (non saprei dire se pochi mesi o pochi anni dopo la sua inaugurazione), un camion, più pesante del dovuto, attraversò il ponte che, non resse al peso, spezzandosi in due e mandando a picco il veicolo. Il camionista, purtroppo, morì nell’incidente, avvenuto fortunatamente di buon mattino, quando non vi erano altri automezzi in transito. Il camion venne rimosso ma i due tronconi del ponte Bailey rimasero a lungo, come insolito scenario della darsena, a memoria del fatto accaduto. Infine, grazie alle necessità di protezione civile, mai venute meno, si progettò e si realizzò l’odierno Ponte Santa Lucia che oggi risulta il più trafficato dell’isolotto. Durante i lavori di realizzazione, per poco non si soffocò la leggendaria Fonte Aretusa ma… questa è un’altra storia di cui avremo ancora modo di parlare.
Avete immagini o ricordi inerenti la vicenda appena descritta ? Approfittate dei commenti o inviate un’e-mail per non dimenticare anche le fasi più recenti della storia di Siracusa.

Immagini: il moderno ponte Santa Lucia ed il vecchio ponte Bailey dopo il crollo (foto: S.Leggio/Siracusareport.tk)


Questo week-end si simula… il terremoto

Questo fine settimana un “insolito accampamento” sorgerà a cavallo tra la zona umbertina e l’isola di Ortigia. Si tratta dei volontari delle associazioni di protezione civile siracusane (Nuova Acropoli, AVCS, Ross, Avsa, Vigili del Fuoco in congedo, Ambiente e salute, Agesci) e di diverse altre sedi provinciali che saranno impegnati in una serie di simulazioni di situazioni di emergenza legate ad un evento sismico.
Da parecchi anni ormai il gruppo di protezione civile dell’associazione Nuova Acropoli è impegnato in una annuale “simulazione di terremoto” volta a preparare i volontari a fronteggiare un’ipotetica situazione di emergenza. L’esercitazione di quest’anno ha come novità il coinvolgimento di numerose altre associazioni locali e l’allestimento di una tendopoli direttamente sulla grande piattaforma ubicata al centro del Ponte Umbertino. In questo modo, i numnuova-acropoli.jpgerosi volontari che compongono le realtà siracusane, avranno modo di testare dal vero la propria capacità di coordinamento in situazioni di necessità. La posizione molto centrale data all’evento invece (il centro storico) darà senza dubbio un duplice segnale alla città: la consapevolezza della presenza sul territorio di tanti volontari preparati e pronti ad intervenire in caso di calamità e, al contempo, sarà l’occasione per far conoscere alla cittadinanza in cosa consiste l’attività della protezione civile, invitando anche altri giovani e meno giovani a mettere un po’ del proprio tempo libero a disposizione per dedicarsi al volontariato.
L’esercitazione prenderà il via sabato pomeriggio alle ore 15.30 quando uomini e mezzi convergeranno sul Ponte Umbertino e cominceranno l’allestimento di una grande tendopoli autosufficiente. Una volta allestita la base operativa cominceranno una serie di esercitazioni che verranno effettuate sempre nel centro storico, presso il Posteggio Talete, e che riguarderanno il primo soccorso, l’antincendio, la ricerca di dispersi tra le macerie ecc.
Per i curiosi, a partire dalle 10 di domenica mattina il campo di protezione civile sarà aperto al pubblico. Si potranno visitare strutture e mezzi, vedere audiovisivi e ricevere materiale informativo.
Alle ore 11, alla presenza del sindaco, nel vicino salone dell’Antico Mercato si svolgerà la cerimonia conclusiva. L’iniziativa è sostenuta pltre che dal comune anche dal Dipartimento Regionale della Protezione Civile e dalla Capitaneria di Porto di Siracusa.

Immagini: i volontari dell’associazione Nuova Acropoli recentemente impegnati nel disastroso sisma in Abruzzo (foto tratta da www.nuovaacropoli.it)