Andar per musei…

Ed anche in Sicilia è arrivata la prima pioggia ! Cupi nuvoloni neri si addensano nel cielo, seguiti a breve distanza dal rombo dei tuoni e dallo scrosciare dell’acqua.
Una scena senz’altro suggestiva ma, sicuramente, tutt’altro che invitante per quanti si apprestano a progettare il proprio week-end. Finito il tempo di stare all’aria aperta, finite le serate in spiaggia, cosa fare allora ?
pupi.jpgPerchè non provare allora ad “andar per musei“, lasciando fuori dalla porta il maltempo e dedicando una mattinata o un pomeriggio a scoprire qualcosa della storia o delle tradizioni della città. In termini di musei, Siracusa, offre più di quanto si pensi.
A far la parte da leone è ovviamente il museo archeologico “Paolo Orsi”, uno dei più importanti d’Italia, e che raccoglie reperti dall’epoca preistorica fino alla fine del periodo romano. Da non perdere la bellissima statua marmorea detta la “Venere Landolina”.
Da breve tempo nuovamente fruibile al pubblico, in Ortigia, è possibile invece esplorare la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo con testimonianze dall’epoca bizantina fino all’epoca moderna. Tra gli altri si trova qui conservato il bellissimo quadro di Antonello da Messina, l’Annunciazione.
Ma vi sono anche una serie di musei minori e privati. Tra questi, essendo la nostra città celebre per le piante di papiro che avvolgono il fiume Ciane e la fonte Aretusa, non poteva mancare il museo del papiro. Un’occasione per scoprire le antiche tecniche di lavorazione e i mille usi che si fa del papiro.
Per andare nel campo delle tradizioni, in Ortigia si trova anche il piccolo ma graziosissimo museo dei pupi siciliani, tenuto su con passione e che mostra strumenti di lavorazione, scenografie e numerosissimi personaggi dell’antica opera dei pupi.
Sempre nel centro storico è possibile visitare un altro museo privato, quello dedicato al cinema, messo su con anni di passione e che raccoglie vere e proprie rarità e cimeli.
Se poi siete disposti a fare un po’ di strada in più, vale la pena di arrivare a Palazzolo Acreide per visitare la Casa-museo “Uccello“, il più importante museo delle tradizioni popolari presente in provincia con centinaia di utensili ed oggetti curiosi del “tempo che fu”. Sempre nella cittadina montana è possibile visitare il museo dei viaggiatori in Sicilia che raccoglie testimonianze e disegni dei numerosi viaggiatori europei che visitarono la nostra isola tra il Settecento e l’Ottocento, nell’ambito dei viaggi culturali del Grand Tour. Tante testimonianze di luoghi che oggi sono profondamente mutati.
Andar per musei: un modo istruttivo e, perche no, curioso e divertente per uscire di casa ed avere un’alternativa anche quando il tempo non è dei più invitanti.

Il genio dimenticato

archimede1.jpgNell’ultimo post pubblicato abbiamo avuto modo di parlare dell’importante area archeologica siracusana in cui ricade la cosiddetta “tomba di Archimede“, uno dei monumenti che caratterizzano la città.
Ecco allora l’occasione per spendere due parole su quel geniale fisico ed inventore che fu Archimede o, meglio ancora, per renderci conto di come i Siracusani, fin dai tempi più antichi siano stati abbastanza irriconoscenti o poco orgogliosi del figlio più illustre della nostra città.
Sorvoliamo in questa sede sui motivi che hanno fatto grande il nome dello scienziato siracusano -dai teoremi matematici alle mirabolanti invenzioni- per dir solo della sua morte. Correva l’anno 212 a.C. quando l’esercito romano, dopo un lungo assedio, irrompe a Siracusa e la saccheggia. Tra le illustri vittime del saccheggio vi è anche il geniale Archimede. Gli storici antichi ci presentano in realtà varie versioni delle vicende della sua morte, l’unica cosa certa è che per lo scienziato venne costruita una tomba che sulla sommita portava una sfera ed un cilindro per ricordare i suoi studi sui solidi.
archimede2.jpgEbbene, nemmeno duecento anni dopo Archimede era stato già dimenticato dai suoi cittadini se un illustre “turista” dell’epoca, Cicerone (in realtà presente a Siracusa in quanto questore in Sicilia) cercherà invano di avere indicazioni sull’ubicazione della tomba dello scienziato.
Tra i Siracusani dell’epoca (siamo nel I sec. a.C.) si crea un po’ di sgomento in quanto nessuno sapeva essere d’aiuto. Poi, grazie all’insistenza dell’oratore romano, la tomba viene ritrovata sommersa da rovi e sterpaglie e, su suo ordine venne ripulita. Vien quasi da sorridere al pensiero che in 2000 anni a Siracusa non è proprio cambiato nulla !
Da qui in poi la tomba scompare nuovamente senza più essere citata o ritrovata. Già, perchè quella che noi conosciamo come “tomba di Archimede”, in realtà, non è la vera tomba dello scienziato. Data il suo aspetto monumentale la tradizione cittadina ha associato questo sepolcro al nome di Archimede ma gli archeologi hanno dimostrato che in realtà è una sepoltura successiva all’epoca del matematico.
Il fatto che dopo neanche due secoli lo scienziato fosse già dimenticato e che subito dopo sia nuovamente caduto nell’oblio la dice lunga sull’attaccamento che abbiamo alla nostra storia. Il ritrovamento della vera tomba di Archimede può essere ancora una sfida archeologica per il futuro.
Un’altra sfida invece dovrebbe essere anche la celebrazione del nome dello scienziato famoso in tutto il mondo. Non un solo grande monumento, non un museo ricordano Archimede. Da parecchi anni ormai si vagheggia la creazione della Domus Archimedea, un’avveneristico museo interattivo sullo stile di quello di Leonardo da Vinci in Toscana. Tale museo dovrebbe contenere tra l’altro la ricostruzione delle invenzioni del grande scienziato.
La cosa incredibile è che la ricostruzione delle macchine sembra sia già pronta da tempo e su internet è addirittura esistente un il sito Agorasophia che presenta l’intero progetto. Interminabili beghe burocratiche e politiche e fondi più volte perduti impediscono la realizzazione ultima della doverosa Domus Archimedea che in un primo momento doveva essere collocata in una sede ideale quale l’ex museo archeologico di piazza Duomo, poi doveva essere trasferita all’Antico mercato di Ortigia mentre adesso, ancora una volta, sembra essere caduta in un lungo oblio.

Immagini: la cosiddetta “tomba di Archimede” (foto D.Barucco/Siciliafotografica) e dipinto raffigurante Cicerone che ritrova la tomba di Archimede

La Tonnara di Santa Panagia 2

tonnara1.jpgCome promesso ritorniamo a parlare dell’area dell’ex tonnara di Santa Panagia, luogo dalle mille potenzialità su cui tanto si può e si deve scrivere.

Nell’articolo di oggi vorrei porre l’attenzione sull’edificio stesso che dà il nome a tutta l’area: la tonnara. Fino alla metà del secolo scorso la pesca del tonno era un’importantissima risorsa economica per l’economia siciliana e, per tale motivo, lungo la costa fiorirono numerosissime “tonnare” ovvero complessi di edifici costruiti in riva al mare che erano totalmente autosufficienti per la pesca. Le tonnare infatti comprendevano i ricoveri per le barche, i magazzini per le manutenzioni e per le reti, le abitazioni per i pescatori ed anche i locali dove si procedeva alla lavorazione del pescato per la sua conservazione. Nello specifico la tonnara di Santa Panagia, situata all’epoca a nord del centro abitato di Siracusa (oggi invece al limitare della città) era ricca e fiorente. Ha cessato le sue attività da oltre cinquant’anni ma gli edifici che la costituivano si conservano ancora in buono stato e sono collocati in uno dei luoghi  più suggestivi della scogliera siracusana costituendo un vero e proprio esempio di archeologia moderna.

tonnara3.jpgBasta osservarne le foto (o ancora meglio fare una passeggiata e vedere con i propri occhi) per rendersi conto di come la tonnara di Santa Panagia non possa che far volare la fantasia sui suoi mille possibili usi.

Ed è proprio per questo che da decenni questo luogo da valorizzare è divenuto un vero e proprio “buco nero” per le finanze regionali: amplissimi finanziamenti sono stati investiti e ancora non si vede un termine ai lavori. Sulla destinazione d’uso e sul futuro della tonnara si è detto e si è scritto di tutto: dal generico “contenitore culturale” al museo del mare alla più recente idea di museo paleontologico. Quest’ultimo progetto è il più recente (i quotidiani ne hanno parlato fino a pochi mesi fa) e permetterebbe di creare una struttura all’avanguardia dove conservare gli importanti resti faunistici provenienti dal territorio di Siracusa che al momento giacciono nei magazzini. Ricerche paleontologiche ad esempio hanno restituito dal territorio siracusano importanti scheletri di elefanti nani siciliani e di balene. In entrambi i casi specie estinte in antico. Il trovarsi a ridosso della costruenda pista ciclabile sarebbe poi un ulteriore punto di forza per l’ipotetica struttura.

Fin qui i sogni e le speranza ma, volendo andare nel concreto, ci si rende solo conto che gli innumerevoli fondi investiti negli anni passati nel restauro dell’edificio vanno di anno in anno vanificandosi nell’immobilismo delle tonnara2.jpgamministrazioni. La tonnara si trova a ridosso del mare e pertanto richiede una manutenzione costante, cosa che non viene fatta da tempo. La mancanza di custodia inoltre ha più volte permesso ai soliti vandali di compiere danni alle strutture. Si sorride (per non piangere) nell’osservare l’imponente recinzione realizzata a scopi protettivi che viene vanificata perché il lucchetto del cancello è stato scardinato da tempo senza che nessuno lo abbia sostituito. L’auspicio è di vedere nei prossimi anni un rifiorire della tonnara di Santa Panagia e frotte di visitatori arrivare fino in periferia per visitarla. Al momento però, nonostante le mille prese di posizione, non è dato di sapere nulla di certo. Una ricerca su internet per trovare informazioni dettagliate non permette di reperire date o progetti certi e questo non è certo un buon segnale. Recandosi sul posto, poi, lo stesso cartello dei lavori in corso presente sull’edificio, anzichè indicare dati precisi si rivela ormai essere soltanto un moncherino, distrutto da tempi immemorabili.

Immagini: Veduta della baia e della tonnara di Santa Panagia; Interno degli edifici della tonnara; Frammenti di cartello ricordano i lavori sull’edificio (foto di S. Leggio)

Dopo cinque anni riapre il Bellomo

bellomo1.jpgLa fitta pioggia degli ultimi giorni ed il brusco calo di temperature registrato a Siracusa hanno senza dubbio spazzato via in un sol colpo il ricordo dell’estate e la voglia di spettacoli all’aria aperta. Il cartellone degli eventi cittadini si è notevolmente sfoltito in attesa di rimpinguarsi con l’arrivo del periodo natalizio.
Questo settimana però gli amanti della cultura potranno assistere ad un evento atteso da lungo tempo: la riapertura della Galleria Regionale Bellomo. Sono passati ben cinque anni da quando l’importante museo cittadino – secondo solo al museo archeologico “Paolo Orsi” – venne chiuso per restauri che, certamente, nessuno poteva immaginare sarebbero stati così lunghi.
Si tratta di un lungo periodo che ha portato delle sostanziali novità. In primo luogo l’opera d’arte più importante della Galleria Bellomo ha “trovato una nuova casa”. Si tratta del dipinto “Il seppellimento di Santa Lucia” del Caravaggio che, al momento, è ospitato presso la chiesa di Santa Lucia alla Badia e che in seguito probabilmente tornerà alla chiesa di Santa Lucia al sepolcro.
bellomo2.jpgIn compenso, l’altra grande opera d’arte della galleria, “L’Annunciazione” di Antonello da Messina ha terminato un lungo e delicato restauro che permetterà al pubblico di apprezzare l’opera in tutto il suo splendore.
La sede del museo, Palazzo Bellomo è stata poi completamente restaurata e la bianca pietra calcarea totalmente ripulita facendo della sede stessa della galleria un luogo degno di visità di per sé.
Il direttore assicura che dopo la riapertura il Bellomo sarà un museo moderno e in contatto con la città al cui interno si troveranno book-shop e caffetteria e dove si potranno organizzare convegni ed altri eventi di richiamo cittadino.
Approfittiamo del tempo grigio e della pioggia persistente allora per fare un tuffo nella storia e nelle opere d’arte di Siracusa ed esploriamo la rinnovata Galleria Bellomo. Nel corso della mattinata di sabato vi sarà l’inaugurazione ufficiale mentre a partire dalle ore 15 il museo sarà nuovamente fruibile al pubblico.

Immagini: Dettaglio dell’Annunciazione di Antonello da Messina (fonte: Wikipedia) e locandina ufficiale dell’inaugurazione