Vizi & manie del motociclista

motorini1.jpgSe appena un paio di settimane fa ci eravamo divertiti nel fare un piccolo esame di coscienza ed esaminare i vizi e le manie dell’automobilista siracusano (ma in realtà non solo). Ecco giunto allora il momento di “mettere sotto la lente di ingrandimento” un altro pittoresco frequentatore del traffico cittadino: il motociclista.
L’Italia probabilmente è uno dei paesi con il maggior numero di motocicli. Siracusa non fa eccezione, anzi, sicuramente, è ai vertici della classifica nazionale dato che il clima favorevole ed il caotico traffico cittadino invogliano il diffondersi dei centauri.
Ecco allora che nei mesi freddi così come nella bella stagione, i mezzi a due ruote costituiscono un folto gruppo di veicoli in circolazione.
Fin qui nulla di male, soprattutto se il ciclomotore aiutasse nel rendere la circolazione stradale cittadina più scorrevole. Raramente però è così, anzi, il più delle volte, il motociclista siracusano, galvanizzato dalla grande libertà di movimento, si muove con fare molto disinvolto, se non addirittura spregiudicato attraverso le strade della città. Il casco protettivo nei mesi invernali è spesso un optional (si vocifera che crei problemi di pettinatura) mentre nei mesi estivi, con l’aggiungersi delle alte temperature, diventa una vera e propria palla al piede da molti portato solo quando motorini2.jpgnell’aria si “fiuta” odore di controlli da parte delle forze dell’ordine. E’ qui allora che il motociclista sfoga la sua fantasia interpretando a suo modo la norma del “bisogna portare il casco“. C’è chi lo porta al braccio o chi ne porta uno in due. I giovanissimi, a volte, intimoriti, improvvisano il “casco indossato soltanto a metà” che, francamente, oltre che scomodissimo ed inutile per il mantenimento della pettinatura, è anche particolarmente pericoloso per il controllo dell’equilibrio sul ciclomotore.
Fin qui quel che riguarda la sfera personale del guidatore che, però, si trova anche a relazionarsi con gli altri veicoli presenti sulla strada. L’effetto che i motorini hanno per l’automobilista è quello del nugolo di mosche intorno ad un dolce. Il motociclista non si vede ma si sente o meglio si percepisce. Quando l’automobile sta per svoltare ad un incrocio o imbocca una curva stretta o supera un altro autoveicolo ecco che improvvisamente ma inesorabilmente sbuca il ciclomotore di turno che, in barba ad ogni regola e, soprattutto al buon senso, si infila anche nel varco più stretto pur di superare con grande rischio per l’incolumità propria ed altrui. Questo vale in movimento come in fase di sosta. Durante l’attesa semaforica, infatti, stuoli di scooter di ogni dimensione cominciano slalom tra le auto in sosta per guadagnare posizioni, spesso incuranti del rischio di graffiare sportelli o danneggiare specchietti.
Alla testa del semaforo si ripete la scena già citata tra i vizi degli automobilisti. Davanti al primo della fila, oltre a uno o due automobilisti particolarmente “furbi”, si posiziona in genere anche un gruppo più o meno nutrito di motocicli. Se si tratta di mezzi di piccola cilindrata e la partenza è in salita, allo scattare del verde il traffico paralizzato è praticamente inevitabile. Pericolosissime sono anche le relazioni che intercorrono tra i pedoni e gli scooter. Se tentate di attraversare la strada, non importa quanto disti da voi il motorino, la tentazione di raggiungervi e di sfrecciarvi accanto, davanti, dietro o da entrambi i lati se i motocicli sono diversi, è davvero troppo forte per il centauro.
Un discorso a parte vale per i ciclomotori di grossa cilindrata, sempre più diffusi e che danno il meglio di sè soprattutto nelle ore notturne. Come resistere alla tentazione di lanciare in corsa simili bolidi ? Ecco allora che quando le strade si svuotano i bolidi entrano in pista e, nelle lunghe ore notturne, percorrono le principali arterie cittadine ad altissime e pericolosissime velocità e con grande e fastidioso rumore. Tutto questo, purtroppo, senza alcun provvedimento.
Alla fine anche il motociclista che oggi abbiamo tanto tartassato, si troverà a dover posteggiare. Ecco allora l’ultimo tocco per simboleggiare il senso di libertà dato dalle due ruote. Posteggiare il motorino è fuor di dubbio più facile. In mancanza di posti lungo la strada il marciapiede diventa il più delle volte un ottimo ripiego, in barba alle gimkane a cui si obbligano i pedoni. Se invece dovesse esservi il posto regolare, ecco allora il più piccolo degli scooter occupare per traverso un posteggio adatto ad un camion, quasi a reclamare la sua pari dignità tra le categorie dei mezzi stradali. Insomma, a ben vedere, nel traffico siracusano sono pochi i virtuosi a quattro o a due ruote. E che dire degli altri ? Ciclisti, pedoni, mezzi pubblici… anche loro hanno indubbiamente i loro vizi e le loro manie, come presto torneremo a vedere.