Anche a Siracusa le giornate FAI

cat.jpgCon l’inizio della primavera tornano puntuali le giornate del FAI (Fondo per l’ambiente italiano) e con esse gli ingressi gratuiti in numerosi monumenti. L’appuntamento è per sabato 26 e domenica 27 marzo. Si tratta di un’ottima occasione per approfittare del bel tempo primaverile e fare una passeggiata alla scoperta delle nostre bellezze artistiche.
Come spesso accade, per l’occasione saranno aperti anche dei beni culturali solitamente non accessibili al pubblico. Si tratta di Villa Daniele – Modica col suo giardino a Siracusa (Viale Scala Greca 130) e delle catacombe della Manomozza a Priolo Gargallo, un sito paleocristiano da lungo tempo chiuso. Maggiori informazioni sono disponibili su www.giornatafai.it


foto: ingresso catacomba della Manomozza (foto: S.Leggio/Siracusareport.tk)

Latomie, un patrimonio da riconquistare

cordari.jpgNei giorni appena passati, con le celebrazioni per l’unità d’Italia, si è trovato anche il modo di riaprire al pubblico, almeno per qualche ora, uno dei tanti siti archeologici chiusi della nostra provincia.
Si tratta della grotta dei cordari, resa accessibile grazie ai lavori di pulitura per le riprese della fiction “Agrodolce” ed alla collaborazione dei volontari di Nuova Acropoli. La grotta dei cordari, con la sua lunga storia legata agli artigiani che intrecciavano le corde usate per la marineria, è uno dei luoghi simbolo delle latomie e del parco archeologico di Siracusa. Purtroppo, per motivi di sicurezza, questa antica cava di pietra greca è stata chiusa alla fruizione diverse decine di anni fa e mai più riaperta. Pochi giorni fa Siracusani e turisti si sono potuti riappropriare per un giorno di questa importante testimonianza della propria storia. Tanto però ci sarebbe ancora da fare per rendere fruibile pienamente il meraviglioso patrimonio archeologico siracusano. La grotta dei cordari dovrebbe tornare ad essere aperta in maniera permanente e le bellissime latomie, con gli alberi secolari dovrebbero tornare ad essere il più bel parco cittadino, interamente fruibile. Allo stesso modo, il parco archeologico potrebbe essere ampliato con percorsi nelle zone limitrofe recintate ma mai aperte al pubblico ed oggi ricoperte da una fitta vegetazione. Un esempio è l’area di Piazza Adda, con interessanti resti archeologici e che, risistemata, potrebbe divenire un bel polmone verde a ridosso di una zona centrale della città. Da anni si spera nell’inversione di tendenza che porti la nostra regione a dare nuovamente più fondi per la fruizione dei beni culturali. Una situazione piuttosto paradossale se si pensa che il parco archeologico di Siracusa è uno dei beni culturali più visitati d’Italia e che, pertanto, restituisce anche ricchi introiti dalle vendite dei biglietti.

Quel curioso palazzo-palafitta

terme-bizantine.jpgDa bambino, tra i tanti edifici di Siracusa, uno in particolare mi incuriosiva e stuzzicava la mia curiosità. Si trattava di uno dei palazzi realizzati vicino allo sbarcadero del porto piccolo che, con i suoi pilastri ed il suo pianterreno vuoto, mi faceva pensare ad una moderna palafitta.
Il palazzo-palafitta dei miei ricordi d’infanzia esiste ancora oggi e, in realtà, osservandolo da vicino, ci si rende conto che i pilastri hanno un loro motivo di esistere. Proprio sotto quel palazzo sono ubicati i resti archeologici di un edificio termale di epoca bizantina, quindi di circa 1500 anni fa.
In realtà, questa particolare testimonianza dell’antica Siracusa, è sconosciuta o dimenticata dalla maggior parte dei cittadini, figuriamoci dai turisti !
Solo in questi giorni, il monumento, è in parte tornato ad essere argomento di discussione in quanto, secondo un’indiscrezione raccolta dal quotidiano La Sicilia, la nuova arteria stradale, poco distante, potrebbe prendere il nome di “via delle terme bizantine”, per ricordare, appunto, quest’area archeologica.
A vederlo così, sepolto sotto un palazzo, il monumento mette proprio tristezza con un’inferriata che impedisce qualsiasi accesso al buio ed umido pian terreno. D’altronde l’accesso sarebbe inutile in quanto vegetazione, fango e l’assenza di cartelloni esplicativi rendono poco leggibile il tutto. Insomma, si tratta di un vero incomodo di monumento, per voler usare un po’ d’ironia.
SIC-IMG_3663m.jpgLa soluzione dei pilastri, adottata all’epoca dai costruttori, dovrebbe far riflettere visto che oggi il tema dell’espansione urbanistica di Siracusa è quantomai attuale. Quegli edifici risalgono agli anni ’60/70, quando nella nostra città si scontravano una voglia irrefrenabile di costruzioni ed espansione e l’esigenza di tutelare l’immenso patrimonio archeologico che di volta in volta affiorava. Il palazzo-palafitta fu la soluzione (alquanto discutibile) allora adottata per prendere “due piccioni con una fava”. Oggi, probabilmente, si sarebbe trovato un compromesso migliore, chiudendo magari il pian terreno ma allestendovi al contempo un’area visitabile in stile museo, come avviene nei centri storici di molte città.
SIC-IMG_3660m.jpgTutta quell’area cittadina è di grande valore archeologico. Vi si trovano i resti dell’antico arsenale navale di epoca greca e, a detta di qualche studioso (a dire il vero da molti smentito), quelle terme potrebbero essere il luogo dove, secondo la tradizione, venne assassinato l’imperatore bizantino Costante II durante il breve periodo in cui Siracusa fu capitale dell’impero romano d’oriente.
Quell’area è oggi oggetto di riqualicazione. La speranza è che gli enti preposti colgano l’occasione e riescano a ridare dignità anche alle antiche terme bizantine. E noi, la prossima volta che passeremo di là, troviamo un attimo di tempo per scrutare e riscoprire le antiche pietre che fanno capolino sotto il moderno palazzo-palafitta.

Immagini – Varie vedute delle terme bizantine: i resti antichi al di sotto del palazzo, ormai ricoperti da fango e vegetazione e due vedute del curioso palazzo con monumento sottostante (foto: S.Leggio/Siracusareport.tk)

Quando il Santuario era tronco…

santuario3.jpgUno degli edifici più particolari di Siracusa, quello che caratterizza in maniera inconfondibile la skyline della città, è sicuramente il Santuario della Madonna delle Lacrime.
C’è chi apprezza la costruzione per la sua forma slanciata e moderna e chi invece lo ritiene di pessimo gusto e del tutto fuori luogo nell’urbanistica cittadina. Quel che è sicuro è che il Santuario, con con i suoi centoquattro metri di altezza, rappresenta l’edificio più alto della città. E’ la prima costruzione visibile per quanti si avvicinano a Siracusa sia da nord che da sud ed è inconfondibile per la sua forma che a detta di alcuni ricorda un “razzo” mentre per altri, più prosaici, richiama la forma di una lacrima, a memoria del miracoloso pianto del quadretto della Madonna, per il quale è stato eretto.
Eppure il Santuario non è sempre stato così. Proprio pochi giorni fa, osservando i numerosi cantieri aperti in città (Cappuccini, porto, rotonde ecc.) e la sagoma del Santuario, riflettevo su come molto spesso il volto urbano cambi repentinamente per assumere tutt’altra fisionomia facendoci dimenticare il suo aspetto precedente.
sanrtuario_ incompleto.jpgL’ultimazione del Santuario della Madonna delle Lacrime, avvenuta 16 anni fa, è tutto sommato un evento abbastanza recente nella storia cittadina. Era infatti il 1994, quando il Papa Giovanni Paolo II venne in visita pastorale a Siracusa per inaugurare la chiesa finalmente ultimata. Si trattò di un giorno sicuramente memorabile per la nostra città con un’enorme folla di gente, assiepata, nonostante la pioggia, ai piedi della Balza Acradina per ascoltare il pontefice.
E prima di allora ? La costruzione del Santuario in realtà è stata lunga e travagliata se si pensa che  era cominciata nel lontano 1966.
Imponenti ritrovamenti archeologici (quelli oggi visibili in piazza della Vittoria) fecero da subito slittare la posizione e, in seguito, nel corso degli anni, i lavori furono più volte interrotti per gli alti costi dell’opera.
Per questo motivo, per parecchi decenni, solo la parte inferiore della chiesa era ultimata e troneggiava sulla città con una forma  magari meno slanciata ma altrettanto caratteristica: una sorta di cono tronco che aveva valso al Santuario l’affettuoso soprannome di “Pandoro”, oggi ormai non più riconoscibile.

Immagini: il Santuario svettante sugli altri edifici cittadini, come appare oggi (foto: S.Leggio/Siracusareport.tk) ed il Santuario come appariva negli anni ’80, con una forma che a poco a poco finì per ricordare quella di un pandoro (foto: cortesia Enzo Garofalo)

I nuovi vandali dei monumenti

Col titolo di questo post ci si riferisce ovviamente a quanti, del tutto incuranti della storia della propria città e privi di rispetto per essa, deturpano i monumenti con scritte di ogni genere. Una recente notizia di cronaca siracusana ci informa che i carabinieri hanno fermato e denunciato alcuni giovani per aver imbrattato il monumento ai caduti d’oltremare, ubicato nei pressi del convento dei cappuccini.
caduti.jpgLa deturpazione dei beni culturali con vernici e pennarelli colorati, purtroppo, non è un caso insolito nella nostra città. Siracusa non annovera larghi murales colorati come quelli presenti nelle grandi metropoli (e che possono essere anche considerati arte moderna se eseguiti nei contesti dedicati) ma, purtroppo, non mancano scritte di ogni genere che ripetutamente fanno capolino sui muri delle chiese o dei monumenti.
Un fenomeno incontrollato e che sembra accentuarsi in particolar modo se l’edificio in questione è stato da poco restaurato ed intonacato, come se esercitasse un fascino maggiore per questi vandali dei tempi moderni. Solo negli ultimi anni si può ricordare la facciata del Duomo o la Chiesa di San Giovanni o ancora Palazzo Montalto: tutti monumenti restaurati sui quali, dopo poche settimane, apparivano futili scritte.
Gli autori spesso sono giovani o giovanissimi, privi di passatempi ma anche di riguardo per la propria città  e che non hanno coscienza della storia secolare che vanno deturpando e del danno economico che al contempo provocano alla città.
Si legge pertanto con piacere la notizia della denuncia di questi vandali, andando a memoria, il primo caso in città. Più volte il comune e la soprintendenza ai beni culturali hanno fatto appello al senso di responsabilità per evitare simili scempi. In passato più volte si è anche parlato di un sistema di videosorveglianza per i monumenti che però non ha mai trovato attuazione. Le forze dell’ordine, d’altro canto, difficilmente riescono a cogliere gli autori sul fatto.
Questa volta è andata diversamente, grazie anche al senso civico di alcuni cittadini che, testimoni del fatto, hanno prontamente allertato le forze dell’ordine. Un’inversione di tendenza nella vita cittadina, un’auspicabile senso di collaborazione che sebbene non abbia permesso di scongiurare il danno, per una volta, ha consentito almeno di fermare i colpevoli.

Immagine: il monumento ai caduti, vittima dello sfregio (foto: S.Leggio/Siracusareport.tk)

Riscoprire Siracusa antica

apollo.jpgChe Siracusa e la sua memoria archeologica siano un binomio indissolubile è cosa certa. Con l’arrivo della bella stagione primaverile frotte di visitatori stanno tornando a visitare il teatro greco e l’orecchio di Dionisio a dimostrazione della popolarità di cui tali monumenti godono fuori dai confini cittadini.
Ma, a ben vedere, ogni angolo di Siracusa mostra tracce del suo secolare passato. Negli ultimi mesi i lavori pubblici hanno portato alla scoperta dei resti della città romana, soprattutto nella zona della borgata e, in questi giorni, è stato annunciato ancora la scoperta dei resti di un antico quartiere artigianale di epoca imperiale.
E poi ci sono i tanti monumenti minori, purtroppo spesso dimenticati dai visitatori e dalla manutenzione. In questi mesi, a onor del vero, anche in tal senso sono stati fatti grandi passi avanti. Il Tempio di Apollo, uno dei monumenti cittadini più celebri, è stato adottato dall’associazione culturale Nuova Acropoli. I volontari dell’associazione, dando un’esempio che auspicabilmente dovrebbe essere seguito anche da altre realtà cittadine, curano regolarmente il taglio della vegetazione che, per lunghi anni, aveva messo in difficoltà gli enti a causa della carenza di fondi. Anche altri monumenti a lungo “sepolti” dalle erbacce sono tornati alla luce. La soprintendenza di Siracusa ha sperimentato dei nuovi diserbanti che permettono finalmente di rivedere le antiche forme dell’arsenale greco, posto vicino alla sbarcadero o i resti del santuario di Demetra e Kore, posti di fronte al Santuario della Madonna delle Lacrime. Insomma, frammenti di storia della città che per un periodo sono stati sepolti e che adesso tornano a nuova luce. Il passo successivo sarebbe adesso un nuovo interesse da parte della cittadinanza e dei programmi di valorizzazione che permettano a tutti di riscoprire la storia e le origini delle meraviglie che abbiamo sotto casa.

Immagine: volontari all’opera tra i resti del Tempio di Apollo (foto tratta dal sito dell’associazione Nuova Acropoli)

Perde pezzi la Fontana di Artemide

fontana_diana.jpgUna brutta sorpresa si è presentata qualche giorno fa agli occhi di quanti, trovandosi a passeggiare nel centro storico di Ortigia, hanno lanciato un’occhiata alla Fontana di Artemide che abbellisce la centrale Piazza Archimede.
Una delle statue che adornano la fontana, per l’esattezza uno dei personaggi che compongono il corteo della dea della caccia,era visibilmente mutilata a causa del distacco di una porzione del capo.
In un primo momento si era pensato ad un atto vandalico ma, si è in seguito appurato, che si tratta esclusivamente di una rottura dovuta alla fragilità causata dagli agenti atmosferici.
Quale ne sia la causa, il risultato finale è comunque grave ed occorre correre al più presto ai ripari.
La fontana dedicata alla dea greca Artemide è uno dei più conosciuti monumenti cittadini sebbene sia stata realizzata solamente agli inizi del novecento (abbiamo avuto occasione di parlarne in un articolo passato di questo blog). Una decina di anni fa la fontana era stata sottoposta a restauro ma, evidentemente, il continuo fluire dell’acqua ha reso ugualmente fragile la struttura realizzata in cemento.
Dei tecnici hanno già effettuato un primo sopralluogo e si è concordi sul fatto che il restauro dovrà avvenire con somma urgenza per riparare all’evidente danno al patrimonio culturale cittadino. Ancora una volta alcune associazioni di cittadini lanciano il buon esempio. E’ il caso dell’associazione “Amici dell’INDA” che si è offerta di donare un contributo per effettuare il restauro ed ha invitato altri organismi cittadini a seguirne fare lo stesso. Sull’onda di queste iniziative speriamo di poter dare presto in questo blog la notizia dell’avvenuto restauro della Fontana di Diana.

Immagine: la statua danneggiata della Fontana di Diana (foto: S.Leggio/Sicilystockphoto)

Il ritrovamento di Siracusa romana

I libri di storia ci raccontano molto degli splendori e della potenza della Siracusa greca mentre ben poco viene invece detto sulla successiva fase romana della città.
Questo perchè effettivamente pochi monumenti di tale periodo storico sono stati ritrovati e studiati. Questa almeno era la situazione fino a qualche anno fa che adesso, però, si sta decisamente modificando.
Da quando lo scorso anno sono cominciati i lavori pubblici per la costruzione della nuova condotta fognaria lungo viale Cadorna, nei pressi della borgata, i resti di Siracusa romana stanno prepotentemente venendo alla luce.
lavori-pubblici.jpgUna situazione questa che da un lato fa gioire gli archeologi e gli amanti di storia cittadina e, dall’altro, ha sollevato le proteste dei commercianti che operano in quella zona e del Comune che vede il continuo blocco dei lavori da parte della soprintendenza ai beni culturali.
La situazione non è delle più semplici dato che praticamente ogni settimana, all’apertura di ogni nuovo tratto di cantiere, una nuova scoperta del passato della città torna alla luce.
E, solitamente, non si tratta di ritrovamenti da poco. Giusto nelle ultime settimane i lavori pubblici sono stati nuovamente fermati per il ritrovamento di mosaici e di un monumentale porticato con colonne in marmo. Per quanto gli archeologi lavorino celermente nel prendere tutti i dati e nel proteggere i ritrovamenti per poi dare nuovamente il via ai lavori, questi stanno prolungando i loro tempi.
L’idea che man mano si viene delineando è che, probabilmente, il fulcro della Siracusa di epoca romana (dal III sec. a.C. al V sec. d.C.) fosse leggermente spostato rispetto all’antecedente città greca. Lo fanno pensare i lussuosi ritrovamenti che sono tutti localizzati nella zona dell’odierna borgata Santa Lucia.
Ancora una volta viene da pensare allo scempio urbanistico che venne perpetrato nella nostra città durante la forte espansione degli anni cinquanta e sessanta. Fino all’immediato dopoguerra molte di queste zone erano ancora aperta campagna e, quindi, evidentemente, quando si realizzarono i nuovo quartieri si ignorarono volutamente anche resti archeologici di pregio pur di costruire palazzoni in cemento.
Tutti i nodi però vengono al pettine così come le scelte azzardate del tempo. Come dare torto allora ai commercianti che da mesi e mesi vedono diminuire i loro incassi a causa degli interminabili lavori pubblici ? Come dare torto al Comune che lamenta il fatto che la spesa era prevista per i lavori della fognatura e non per gli scavi archeologici ? Come darne agli archeologi che giornalmente si ritrovano a scoprire nuove meraviglie ? Ragione hanno poi anche i cittadini che non vorrebbero rivedere resti di pregio ricoperti da una colata di asfalto, indispensabile però data l’importanza dell’arteria urbana. E, infine, in una qualsiasi giornata di pioggia, quando quelle zone cittadine diventano torrenti in piena, come dimenticarsi che all’epoca sotto la strada esisteva un canalone di scarico naturale verso il mare che è stato semplicemente otturato provocando come risultato le odierne strade allagate.
Scelte difficili, insomma, quelle che la città deve compiere oggi per riparare a molti errori di ieri.

Quel parco in mezzo alla città

tomba_archimede2.jpgC’è un luogo, proprio al centro di Siracusa, dove sorge un bellissimo parco con tanto verde. E’ uno di quei luoghi che, a forza di essere sotto lo sguardo di tutti e per l’abitudine di non essere utilizzato, viene alla fine pian piano dimenticato: troppo evidente per essere notato.
Eppure sono sicuro che molti Siracusani si trovano a passare quasi ogni giorno in un punto nevralgico del traffico cittadino, quale è l’incrocio tra le centralissime Viale Teracati e Via Necropoli Grotticelli ovvero davanti alla cosiddetta “Tomba di Archimede”.
Il parco a cui mi riferivo è proprio quello, quell’estesa zona ricca di verde costituita dalle latomie, le profonde ed antiche cave di pietra costruite in epoca greca ed oggi colme di lussureggiante vegetazione.
L’area è molto estesa e, in parte aperta al pubblico, quella relativa all’Orecchio di Dionisio per intenderci. Ma il parco delle latomie è in realtà molto più esteso e si incunea profondamente nel tessuto cittadino (o forse sarebbe più corretto dire la città è sorto attonrno ad esso) con un lunga propaggine che va a terminare proprio al più caotico incrocio della città.
tomba_archimede3.jpgMolte città italiane si sognano di poter avere un polmone verde nei propri quartieri centrali. A Siracusa esiste questo straordinario angolo di pace e di quiete ma, putroppo, risulta chiuso al pubblico da tempi immemorabili.
Provate a dare un’occhiata a qualcuna delle immagini di questa pagina per provare solo ad immaginare che eccezionale angolo verde potrebbe guadagnare la città se solo fosse aperto al pubblico.
Due sentieri attraversano le latomie: uno a monte, panoramico, parte dall’ingresso dell’area archeologia e costeggia dall’alto l’antica cava di pietra fino a giungere alle antiche necropoli. Si tratta di un sentiero perfettamente attrezzato con tanto di transenne e indicazioni di sicurezza che venne aperto (in via del tutto eccezionale) soltanto per pochi giorni, alcuni anni fa in occasione delle “giornate della cultura”.
Il secondo sentiero, ancora più suggestivo, parte dalle tomba di Archimede e poi scende all’interno dell’antica cava. Lì i rumori del traffico cittadino e lo smog vengono smorzati dalle imponenti pareti di roccia e si passeggia in mezzo al verde fino a passare davanti al tomba_archimede1.jpgmonumentale albero di ficus secolare che rappresenta il più grande ed antico albero della città. Il sentiero prosegue poi ancora a lungo fino a giungere al famoso Orecchio di Dionisio.
Una risorsa unica insomma che la città potrebbe sfruttare sia come ulteriore attrazione per il turismo che come grande parco cittadino dove i Siracusani potrebbero magari avere accesso gratuito per poter passeggiare e rilassarsi a pochi passi da casa.
Basterebbe poco oggi per rendere fruibile in pieno le meravigliose latomie e farle uscire dal loro abbandono. Il motivo della loro chiusura non è mai del tutto chiaro. A volte si mormora di problemi di sicurezza statica, altre volte di mancanza di personale di sorveglianza. Insomma, in entrambi i casi nulla che giustifichi una chiusura a tempo indeterminato di un simile gioiello. Siamo da poco entrati nel 2010: anno nuovo, vita nuova… speriamo che sia l’anno buono in cui anche i Siracusani possano riappropriarsi delle meraviglie della propria città.

Il ritorno dell’ariete

ariete.jpgTranquillizzo subito quanti leggendo il titolo hanno pensato ad un post di previsioni astrologiche per specificare invece che l’ariete di cui parliamo è l’antica scultura di bronzo del Castello Maniace. In questi giorni infatti dalla soprintendenza di Siracusa è trapelata la notizia che uno degli “eventi” del periodo natalizio siracusano potrebbe essere il temporaneo ritorno in città dell’antica scultura dell’ariete.
Per quanti si stanno chiedendo di che cosa si tratti sappiate che si tratta di una bellissima scultura in bronzo realizzata in epoca greca, fuor di dubbio una delle più belle opere provenienti dall’antica Siracusa.
Se avete avuto modo in questi mesi di visitare il Castello Maniace, da poco riaperto, avrete senz’altro notato in uno degli ambienti la riproduzione di quest’opera d’arte.
Un tempo questa scultura insieme ad un’altra molto simile ornava l’ingresso del castello medievale.
L’ariete in realtà è molto più antico del castello stesso essendo stato realizzato in epoca ellenistica (circa 2300 anni fa !). Osservandolo con attenzione ci si rende che la sua fama è ben meritata: la maestria con cui è stato realizzato è altissima. Il realismo dell’animale è tale da sembrare pronto a spiccare un balzo da un momento all’altro.
La bellezza dei due antichi arieti era tale che sopravvissero per secoli alle vicissitudini storiche di Siracusa e ricomparvero nella prima metà del 1200 quando l’imperatore Federico II fece realizzare il castello Maniace. Da amante dell’arte come era volle che i due animali di bronzo decorassero l’ingresso della fortezza.
La storia siracusana dei due animali finì nel 1448 quando vennero donati al capitano Giovanni Ventimiglia per essere stato fedele alla corona (ed aver fatto uccidere a tradimento tutti i nobili dissidenti). Ventimiglia portò i due animali a Palermo per abbellire il proprio palazzo. Uno dei due arieti andò poi distrutto alla fine dell’ottocento, a seguito di un colpo di cannone. L’altro ha attraversato indenne i secoli ma non è più rientrato nella nostra città, rimanendo invece a Palermo dove è uno dei reperti più apprezzati del museo archeologico del capoluogo.
Da alcune settimane l’ariete del castello Maniace è esposto nella vicina Giardini Naxos. Ora l’obiettivo è quello di fare il “colpaccio” ed avere l’opera d’arte in esposizione a Siracusa, nella sua sede originaria per il periodo delle feste. Ancora non vi sono conferme anche se una possibile data di arrivo potrebbe essere il prossimo 12 dicembre: una buona occasione per i Siracusani per ammirare nuovamente un pezzo di storia della propria città e per i tanti turisti del periodo natalizio per trovare un ulteriore evento di interesse nel visitare Siracusa.

Immagine: Riproduzione dell’ariete oggi esposta a Castel Maniace (foto: Sailko/Wikimedia Commons)