Perde pezzi l’università a Siracusa

Uno dei primi post trattati in questo blog riguardava il futuro dell’università a Siracusa, a rischio chiusura. E’ triste constatare oggi, ad un anno di distanza, che se nel 2009 si paventava un ridimensionamento delle facoltà siracusane, oggi, nonostante le molteplici proteste tutto ciò sia realtà. Le promesse dei politici locali e nazionali che nulla sarebbe stato toccato, sono cadute nel vuoto di fronte alle decisioni irrevocabili del rettorato dell’università di Catania (di cui i corsi di laurea siracusani sono sede staccata) che, con la motivazione delle mancanze di fondi e delle morosità degli enti locali, ha provveduto a ridimensionare i corsi di laurea.
uni_sr.jpgUn paio d’anni fa Siracusa poteva vantare una florida comunità studentesca gravitante attorno a facoltà inerenti l’arte e la cultura, viste le mille opportunità offerte dal territorio della nostra città. In quest’anno accademico invece sono stati tagliati due corsi di laurea in beni culturali (che rimarranno solo “ad esaurimento”), presenti da diversi anni in città e anche la facoltà di architettura è sembrata più volte essere a rischio. Inutili le proteste degli studenti, contraddittorie le dichiarazioni degli amministratori, perentorie le decisioni dell’università di Catania, del tutto inascoltato il consorzio universitario che, fino alla settimana trascorsa, ha incontrato gli studenti.
Insomma, in città si vagheggia la nascita di un futuro quarto polo universitario insieme alla provincia di Ragusa ma, sta di fatto, che il mondo accademico cittadino perde terreno mese dopo mese. Questo fin quando non si capirà il valore aggiunto dato dall’essere una città universitaria: non solo in termini di attività culturali ma anche per i tanti benefici indotti che questo comporta. Ortigia in questi anni è stata popolata da studenti e tanti vecchi edifici fatiscenti sono stati ristrutturati per divenire aule o alloggi universitari. L’economia cittadina ne ha tratto benefici siano essi i locali per il tempo libero, le librerie e cartolerie o i proprietari di appartamenti. Tanti studenti siracusani poi hanno trovato direttamente nella loro città il ramo di studio di proprio interesse senza dover divenire pendolari o fuori sede. Non è ancora troppo tardi per salvare il salvabile ma, ancora una volta la città sembra immobilizzata nelle sue interminabili discussioni.

Scuola-albergo, l’eterna incompiuta

Tra le notizie di cronaca siracusana che mi hanno maggiormente colpito nelle ultime settimane, c’è stata quella del crollo degli intonaci dell’istituto alberghiero. Pur non avendo compiuto studi in quell’istituto e pur non essendo particolarmente attento alle problematiche del mondo scolastico cittadino, diversi dettagli inerenti l’evento hanno in qualche modo colpito la mia attenzione.
Per quanti non si ricordassero, in occasione dell’ultima settimana di forti piogge registrate, sono caduti gli intonaci del tetto di alcune aule, lasciandole del tutto inagibili.
scuolalbergo.jpgSono notizie a dir poco sconcertanti, a maggior ragione se si pensa che si tratta di un edificio scolastico dove le norme di controllo e di sicurezza dovrebbero essere più severe che mai. Ma, d’altra parte, gli edifici scolastici siracusani non sono nuovi a simili sorprese se appena pochi mesi orsono un problema analogo si ebbe nel liceo scientifico e nella ragioneria.
Il preside dell’istituto alberghiero, con buona ragione lamentava l’inadeguatezza dei locali assegnati e il continuo ritardo nella realizzazione del nuovo istituto. I locali che ospitano la scuola sono infatti privati ed in affitto da quasi venti anni. Si rimane certamente sconcertati nel pensare quanti soldi sono andati “perduti” pagando un canone di locazione mentre, di contro, un’edificio dedicato è previsto da tempo immemorabile ma mai realizzato. La situazione peggiora poi se si pensa alla particolare finalità professionale di una scuola alberghiera che deve consentire ai suoi studenti di svolgere determinate attività pratiche di laboratorio.
Da qui ad andarsi a riallacciare ad un altro dei tanti “misteri delle incompiute siracusane”, il passo è breve.
Il mondo politico ha assicurato che dopo il fattaccio si accelererà per la costruzione di un nuovo istituto alberghiero. Il Siracusano più attento però ricorderà che da decenni, a intervalli regolari si vagheggia la “scuola-albergo“, un progetto promosso fin dagli anni sessanta (allora era quasi avveneristico) che avrebbe fatto da scuola e laboratorio pratico. E’ un edificio oltretutto già esistente e in posizione centralissima (vicino alla stazione ferroviaria), ottimo pertanto per permettere agli studenti di avere direttamente un approccio pratico coi loro studi.
La storia di questo fantomatico edificio è molto simile a quella dell’eternamente chiuso teatro comunale: l’edifico esiste e per qualche tempo vengono finanziati dei lavori di ripristino che poi non vengono mai terminati lasciando nuovamente tutto in abbandono ed in preda ai vandali che vanificano i lavori svolti. Tale è anche la situazione odierna della struttura.
La scuola-albergo da decenni aleggia nel centro storico cittadino senza un uso e una destinazione, quasi invisibile ormai alla vista dei Siracusani. Perchè allora pensare sempre a costruzioni nuove senza prima terminare i progetti mai conclusi ? Per una città patrimonio dell’Unesco e a vocazione turistica, come Siracusa ama definirsi, la formazione alberghiera dovrebbe certamente essere una priorità cittadina, cosa si aspetta allora a riprendere in mano le redini e portare a compimento un altro pluridecennale progetto cittadino ?

Immagine: La scuola-albergo, eterna incompiuta siracusana (foto: S.Leggio/Sicilystockphoto)

L’ultima beffa all’università siracusana

Il futuro dell’università a Siracusa è uno di quegli argomenti già affrontato più volte in passato su questo blog e che, ogni volta che torniamo sul tema, sembra assumere sempre più l’aspetto di una farsa o di una beffa per i cittadini.
universita.jpgE’ incredibile pensare alla rapidissima evoluzione in negativo  che gli eventi hanno preso in pochi mesi. Eravamo partiti in primavera quando di fronte all’improvvisa notizia della chiusura delle facoltà aretusee i politici locali dichiararono fuoco e fiamme per salvarle. Ci siamo ritrovati dopo l’estate messi davanti al fatto compiuto della chiusura dei corsi di beni culturali e, in questi giorni seguono gli ultimi sviluppi della vicenda.
A settembre venne comunicata l’inevitabile chiusura dei corsi di laurea in beni culturali, passata tutto sommato quasi in sordina grazie alla promessa per gli studenti già iscritti di poter terminare i propri studi. L’interesse dei singoli è prevalso sull’ottica più larga dello sviluppo cittadino e pochi sono stati gli scudi levatisi contro questa decisione presa univocamente e senza interpellare i consigli cittadini. Di contro, trionfalmente, si era annunciato che l’anno prossimo sarebbe partito un nuovissimo corso di laurea interfacoltà (di cui, in realtà, la comunità studentesca non aveva fatto richiesta e tanto meno sentiva la necessità). In questi giorni l’ultimo colpo di scena con il rettore dell’università di Catania che ha annunciato unilateralmente che neanche questo nuovo corso di laurea verrà attivato.
Insomma, a Siracusa rimarrà soltanto la facoltà di architettura, la cui salvezza però è certa solo per i prossimi dieci anni.
Povera università siracusana ! Il centro storico di Ortigia era il luogo ideale dove impiantare una vera e propria cittadella degli studi. Era un luogo fatto “su misura” per ospitare studenti, al pari dei tanti borghi medievali del centro Italia e al pari di quanto sta realizzando la vicina Ragusa col centro storico di Ibla. Invece in Ortigia a poco a poco diminuirà il viavai di studenti e tutte le attività commerciali ad essi connessi. Rimarranno chiuse le case dello studente mai aperte e non vi sarà più bisogno degli impianti sportivi mai approntati.
In questa situazione desolante solo una buona notizia: forse gli studenti non dovranno percorrere troppi chilometri. La vicina Noto infatti, con grande lungimiranza da alcuni anni punta sullo sviluppo universitario e si è detta pronta ad accogliere le facoltà di beni culturali orfane di una propria sede.

A rischio chiusura l’università a Siracusa

universita.jpgLa notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno alcune settimane fa nel mondo universitario siracusano. Dal prossimo anno accademico, l’università di Catania ha deciso di chiudere le sedi distaccate di Siracusa dei corsi di laurea in beni culturali. Dopo mesi di rassicurazioni da parte dei politici locali che le facoltà aretusee non avrebbe rischiato i tagli previsti dalle riforme nazionali, da un giorno all’altro il senato accademico ha deciso di chiudere dei corsi di laurea che da parecchi anni hanno trovato a Siracusa la loro sede ideale, grazie all’ingente patrimonio storico-monumentale della città. Più di mille studenti vedono adesso incerto il loro futuro e si sta cercando di correre ai ripari con riunioni, manifestazioni e iniziative da parte delle autorità locali volte a portare la questione davanti al ministero.
Nulla ancora si sa di certo se non che le prossime settimane saranno cruciali per il futuro universitario siracusano che, comunque, manterrà la facoltà di architettura. Anni di impegni e grandi spese economiche verrebbero invece buttati al vento qualora l’università di Catania non dovesse rivedere la sua posizione. E intanto si ricomincia a sussurrare della possibilità di un ateneo tutto aretuseo, realtà che potrebbe mutare le prospettive di una città dalle molte risorse e dall’antica storia come è Siracusa.

 

Foto tratta da: Wikipedia