Si ricomincia da zero con l’università

Continua ad essere assai nebuloso il futuro dell’università siracusana. Nell’ultimo anno l’insediamento universitario siracusano, sede staccato dell’ateneo di Catania e realtà ormai consolidata da oltre dieci anni, ha vissuto profondi sconvolgimenti che hanno visto la perdita di due corsi di laurea di vecchia data, profondamente legati alle caratteristiche del nostro territorio (scienze dei beni culturali e universita.jpgtecnologie del restauro), ed il grave rischio di perdere anche la facoltà di architettura, fiore all’occhiello della proposta formativa. Studenti ed aspiranti tali che hanno seguito la vicenda fin dagli esordi, ben sanno che, al di là dei proclami battaglieri con cui si partì (“Siracusa non perderà l’università”), e delle mille notizie contrastanti date in questi mesi ora da dall’una ora dall’altra parte, la realtà dei fatti è che allo stato attuale l’offerta formativa è più che dimezzata. I corsi di laurea in beni culturali sono mantenuti “ad esaurimento” e, fino a poche settimane fa, lo stesso futuro di architettura sembrava alquanto incerto.
Inutile cercare le colpe, ancora più inutile sembra cercare di ragionare. Agli innumerevoli incontri, e tavoli di lavoro in ogni sede, l’università di Catania, da cui dipendono i corsi, ha fatto sapere che con i tagli al mondo accademico e la morosità degli enti locali siracusani, semplicemente i fondi non bastano più.
Ecco allora il ben servito per le aspirazioni di tanti studenti e di una città che vorrebbe tornare ad essere un punto di riferimento culturale.
Come soluzione di tutti i mali, ben vista da tutti, ecco allora la proposta di istituire il quarto polo universitario pubblico siciliano. Come già avvenuto in altre sedi, ogni decisione è entrata da allora in stand-by in attesa del tanto atteso quarto polo che, almeno nelle intenzioni originarie, doveva essere decentrato tra Siracusa, Ragusa ed Enna.
A dire il vero, le premesse, non sembrano essere delle migliori. Enna, che già ha una sua università privata, sembra poco interessata a questo nuovo progetto e, in tempi di crisi come questa, viene spontaneo chiedersi come Siracusa e Ragusa affronteranno le ingenti spese necessarie per istituire una nuova università quando non si riesce a far fronte ai debiti con l’ateneo catanese.
Intanto però si discute, si rassicura e si danno dettagli sul futuro (e lontano negli anni) nuovo polo universitario siracusano. Sembra certo che verrà confermata a Siracusa la storica facoltà di architettura. Tutto da decidere invece per il completamento dell’offerta. Così come la città non ha ancora deciso il suo modello di sviluppo (turismo o industria), allo stesso modo si dibatte su quale altra facoltà andrà attivata. Scienze del turismo per alcuni, una facoltà legata alla chimica per altri.
A conti fatti poco di certo per ora se non il fatto che anni di lavoro, di impegno e tanti soldi investitinei corsi di laurea in beni culturali, sono andati vanificati in pochi mesi nell’indifferenza ed impotenza quasi generale.

Perde pezzi l’università a Siracusa

Uno dei primi post trattati in questo blog riguardava il futuro dell’università a Siracusa, a rischio chiusura. E’ triste constatare oggi, ad un anno di distanza, che se nel 2009 si paventava un ridimensionamento delle facoltà siracusane, oggi, nonostante le molteplici proteste tutto ciò sia realtà. Le promesse dei politici locali e nazionali che nulla sarebbe stato toccato, sono cadute nel vuoto di fronte alle decisioni irrevocabili del rettorato dell’università di Catania (di cui i corsi di laurea siracusani sono sede staccata) che, con la motivazione delle mancanze di fondi e delle morosità degli enti locali, ha provveduto a ridimensionare i corsi di laurea.
uni_sr.jpgUn paio d’anni fa Siracusa poteva vantare una florida comunità studentesca gravitante attorno a facoltà inerenti l’arte e la cultura, viste le mille opportunità offerte dal territorio della nostra città. In quest’anno accademico invece sono stati tagliati due corsi di laurea in beni culturali (che rimarranno solo “ad esaurimento”), presenti da diversi anni in città e anche la facoltà di architettura è sembrata più volte essere a rischio. Inutili le proteste degli studenti, contraddittorie le dichiarazioni degli amministratori, perentorie le decisioni dell’università di Catania, del tutto inascoltato il consorzio universitario che, fino alla settimana trascorsa, ha incontrato gli studenti.
Insomma, in città si vagheggia la nascita di un futuro quarto polo universitario insieme alla provincia di Ragusa ma, sta di fatto, che il mondo accademico cittadino perde terreno mese dopo mese. Questo fin quando non si capirà il valore aggiunto dato dall’essere una città universitaria: non solo in termini di attività culturali ma anche per i tanti benefici indotti che questo comporta. Ortigia in questi anni è stata popolata da studenti e tanti vecchi edifici fatiscenti sono stati ristrutturati per divenire aule o alloggi universitari. L’economia cittadina ne ha tratto benefici siano essi i locali per il tempo libero, le librerie e cartolerie o i proprietari di appartamenti. Tanti studenti siracusani poi hanno trovato direttamente nella loro città il ramo di studio di proprio interesse senza dover divenire pendolari o fuori sede. Non è ancora troppo tardi per salvare il salvabile ma, ancora una volta la città sembra immobilizzata nelle sue interminabili discussioni.

Fiumi di parole intorno all’università

L’università a Siracusa è stato uno dei primi argomenti trattati su questo blog, quando già lo scorso anno, di fronte all’annuncio-shock del ridimensionamento del corso di laurea in beni culturali si paventava un pericolo per le facoltà della città.
Dopo neanche un anno dispiace constatare che il pericolo che in molti ipotizzavano, mese dopo mese si è concretizzato.
uni1-small.jpgI politici locali di ogni schieramento in questi mesi hanno speso fiumi di parole assicurando prima che non ci sarebbe stata la scomparsa di beni culturali (come invece sta avvenendo) e che la facoltà di architettura era una risorsa che sarebbe rimasta in città (salvo essere smentiti nelle ultime settimane dalle decisioni del rettore).
Gli studenti erano stati anche invitati a dormire sonni tranquilli confidando nel fatto che l’ateneo di Catania non poteva venire meno agli accordi stipulati con il Comune e la Provincia. Nonostante ciò, il rettore dell’Università di Catania, stagione dopo stagione ha ridimensionato la sede staccata siracusana fino a farla praticamente scomparire mentre il consorzio universitario, nato originariamente per interloquire col mondo accademico, finiva gradualmente con il non avere più voce in capitolo.
Adesso si vagheggia il quarto polo universitario che dovrebbe nascere in Sicilia e che dovrebbe vedere un’unica università localizzata tra Siracusa e Ragusa. Si fa anche di necessità virtù dicendo che Siracusa merita un’università tutta sua, anzichè essere una sede decentrata.
Sicuramente, un ateneo tutto siracusano sarebbe bello e più che meritato da una città dalla storia secolare come Siracusa ma, di fronte ai fiumi di parole spesi in questi mesi che però non sono riusciti a garantire un futuro a dei corsi di laurea che già erano esistenti e consolidati da anni, un pizzico di preoccupazione e di scetticismo si fa strada anche negli animi dei più ottimisti.

Immagini: protesta degli studenti di architettura (tratta dal blog elfobruno)

L’inesorabile fine delle lauree siracusane

Vi capita mai sfogliando un giornale o ascoltando un discorso di avere la strana impressione di aver frainteso qualcosa o di avere capito male ?
universita.jpgPersonalmente sì ed è quanto mi è capitato la scorsa settimana, leggendo le ultime notizie sul futuro dell’università a Siracusa ed apprendendo che i corsi di laurea in beni culturali sarebbero stati chiusi ma che, nonostante ciò, l’amministrazione comunale e provinciale erano unanimemente d’accordo nel ritenere un successo gli accordi ottenuti col rettore dell’università di Catania.
Gli studenti ben rammenteranno l’intera vicenda, per gli altri lettori ricordiamo soltanto che lo scorso mese di aprile, improvvisamente, come una doccia fredda, venne data la notizia che tutti i corsi di laurea distaccati a Siracusa da più di dieci anni sarebbero stati chiusi (trovate gli articoli relativi qui e qui). Le motivazioni di tale chiusura in realtà non erano chiarissime o meglio, ognuno ne aveva una, peraltro sempre validissima: dalle insolvenze economiche della provincia di Siracusa al decreto Mussi alla razionalizzazione dell’offerta formativa. Ciò che non cambiava era la sostanza, la chiusura dell’università a Siracusa. Apriti cielo ! In un giusto moto d’orgoglio gli studenti manifestarono, il mondo della cultura cittadino si indignò, la politica si mobilitò ottenendo alla fine la convocazione di una riunione a Roma, al ministero, alla presenza del ministro, per trovare un accordo. Correva il 30 giugno quando trionfalmente si dichiarò che l’accordo per salvare l’università aretusea era stato raggiunto. Questo permise a tutti di passare un’estate serena non dovendo i media più occuparsi della faccenda, gli universitari protestare per salvare il loro futuro o i politici mediare per trovare soluzioni. Un lungo silenzio durato due mesi che, col senno di poi, doveva sembrare preoccupante visto che a inizi di settembre, quasi in sordina, trapelò la notizia che quell’accordo, in realtà, nessuno lo aveva mai firmato il che equivaleva a dire che non c’era.
uni1.jpgE’ così che il rientro dalle vacanze è stato alquanto allarmante per i circa 1500 studenti iscritti a Siracusa e per centinaia di aspiranti studenti che a poco più di un mese dall’inizio dell’anno accademico non sapevano se avrebbero trovato casa nella nostra città.
A rendere ancora più confusa la situazione i segnali discordanti provenienti da varie fonti: il silenzio del consorzio universitario Archimede che per anni ha coordinato l’università a Siracusa ma adesso praticamente taceva, il grido allarmato di alcuni rappresentanti studenteschi che chiedevano riunioni urgenti per avere chiarimenti e la convocazione di una conferenza stampa da parte del sindaco e del presidente della provincia per illustrare gli accordi raggiunti col rettore.
Infine, la scorsa settimana, la triste verità è stata rivelata alla cittadinanza. Alla facoltà di Architettura sono stati concessi altri dieci anni di permanenza nella nostra città. Chiuderanno invece del tutto (sia nella sede di Siracusa che di Catania) tutti i corsi di laurea relativi ai beni culturali. Gli studenti già iscritti potranno (bontà loro) terminare i loro studi.
Finalmente ci è stato spiegato che economicamente non vi era verso di salvare questi corsi ma, allo stesso tempo, è stata trionfalmente annunciata l’istituzione ex novo di un inedito corso di laurea (triennio e specialistica) interfacoltà tra ingegneria ed architettura. Un corso di laurea, diciamocelo francamente, che nessuno aveva chiesto e di cui nessuno sentiva la necessità e che sembra un pochino “fare a pugni” con la dichiarazione che non vi erano fondi per le lauree in beni culturali quando queste erano già attive da anni e per cui si sono spese anche ingenti somme per biblioteche, attrezzature didattiche e spazi operativi. La città sembra però essere stata messa davanti ad un dato di fatto che non ammette repliche.
uni2.jpgChi è lo sconfitto in questa vicenda ? La città, sicuramente. Ad ulteriore motivazione è stato spiegato che questi corsi di laurea non offrivano prospettive per i giovani. Mi chiedo però quante altre città possono essere adatte come la nostra Siracusa per preparare degli specialisti nei vari ambiti dei beni culturali ? Basta ricordare che la scuola di specializzazione in archeologia istituita a Siracusa fin dal 1923 fu tra le prime d’Italia .
Ci perdono anche tanti giovani che volevano venire a studiare nella nostra città e dovranno giocoforza essere dirottati altrove.
Ci perdono i tanti studenti già iscritti che avranno ancora la possibilità di finire i loro studi per poi vedere del tutto cancellato il proprio corso di studi e non avere più punti di riferimento accademici. Preoccupa l’inerzia della città (rappresentanti di ogni ordine e schieramento, studenti ed aspiranti tali, mondo della cultura) che praticamente è stata messa davanti al fatto compiuto e accetta, quasi senza rimostranze la scomparsa di un nucleo culturale che poteva e doveva col tempo portare Siracusa ad essere un punto di riferimento di primaria importanza per gli studi dei beni culturali.

Immagini: La sede della facoltà di lettere a Catania (foto da Wikipedia), protesta degli studenti di architettura (foto dal blog Elfobruno), studenti nel cortile dell’univesità (foto di Giovanni Dall’Orto da Wikipedia)

Al tramonto l’università aretusea

uni_sr.jpgChecchè ne scrivano i giornali o dichiarino i politici locali, quello a cui si sta assistendo nelle ultime settimane sembra proprio essere il “canto del cigno dell’università siracusana”. Nonostante le continue rassicurazioni degli amministratori l’impressione che serpeggia tra gli studenti è che le facoltà ed i corsi di laurea dell’università di Catania, attivi a Siracusa – architettura e beni culturali – abbiano le ore contate. A voler guardare indietro le prime allarmanti voci si sentirono già agli inizi dell’anno, tirando in ballo la riforma universitaria che avrebbe messo a rischio le sedi decentrate. Seguirono le giuste proteste e richieste di chiarimento da parte degli studenti che misero in chiaro che i requisiti per rimanere attivi i corsi di laurea siracusani li avevano tutti. Poi, dopo appena poche settimane, e, soprattutto, senza alcun preavviso, ecco il fulmine a ciel sereno: il senato accademico decide di chiudere i corsi di laurea in beni culturali. A leggerla così, da esterno, l’opinione che ne viene fuori è che non sia tutto propriamente “limpido”. E’ vero che l’università di Catania si ritiene dalla parte della ragione perché vanta diversi milioni di debiti nei confronti della provincia di Siracusa ma, allo stesso tempo, come mai questa situazione che si trascinava da anni è saltata fuori all’improvviso, dall’oggi al domani ? Non sarebbe stato più coerente dare prima degli avvertimenti e cercare soluzioni anziché mettere semplicemente davanti al fatto compiuto ? La disputa andò avanti per alcune settimane con gli altisonanti proclami di rito di ogni parte politica che l’università si sarebbe salvata e, alla fine, un accordo effettivamente sembrò essere stato trovato. La provincia di Siracusa si impegnava a saldare il proprio debito in diverse rate e le facoltà sarebbero rimaste in città. Si son salvati capra e cavoli ? A voler ancora leggere tra le righe dei giornali non si direbbe proprio. Risale a due giorni fa una riunione a porte chiuse tra il rettore Recca, il sindaco ed il presidente della provincia. Di proclami chiari e limpidi ce ne sono pochi ma sembra proprio che l’università a Siracusa sia un “malato terminale” a cui rimane forse un anno di vita. Questo non solo per i corsi di beni culturali ma anche per la facoltà di architettura. Insomma dieci anni di realtà accademica siracusana finiranno al macero senza che gli oltre duemila studenti iscritti nella nostra città ne abbiano ben capito il motivo. Futuro più che incerto quindi per gli studenti. E che dire poi degli investimenti fatti: che ne sarà delle aule allestite, dei laboratori, degli alloggi studenteschi e delle biblioteche ma anche di tutto il piccolo mercato indotto (affitti, copisterie, librerie, mense) che ruotava intorno al mondo universitario ? Nell’indifferenza di molti sembra che tutto questo andrà semplicemente perduto.

Foto: Particolare di Palazzo Impellizzeri, sede della facoltà di architettura (autore: Tore Urnes/Geosearch.it)