La storia ad ogni angolo

conche.jpgUno dei lati più affascinanti di Siracusa è che vi si respira la Storia ad ogni passo ed in ogni angolo. E non si tratta di un luogo comune, anzi, guardando con attenzione è possibile rendersi conto che ci sono vestigia del suo antichissimo passato nei posti più impensabili.
Anche d’estate, andando al mare, senza volerlo, ci si può trovare a fare il bagno in un vero e proprio sito archeologico. Lungo la costa siracusana ce ne sono tanti e spesso se ne ignora l’origine o la funzione. Quanti di voi andando al mare al Plemmirio o a Ognina o ancora a Vendicari o a Portopalo, hanno notato delle curiose conche ovali scavate nella roccia ? Queste conche sono tutt’altro che naturali ma sono invece opera dell’uomo e molto spesso risalgono ad epoche antichissime. Durante il periodo romano, circa 2000 anni fa, la Sicilia e la costa siracusana erano un vivace punto di riferimento commerciale. Ecco allora che a pochi passi dal mare sorgevano ad esempio stabilimenti industriali che producevano calce (ecco la funzione di alcune di queste conche) oppure stabilimenti ittici dove veniva prodotta una salsa di pesce chiamata garum, molto apprezzata dai buongustai. Questo ad esempio è il caso delle conche lungo la scogliera di Vendicari. Si tratta veramente di un passato antichissimo che riaffiora ad ogni passo.
La prossima estate, allora, inerpicandovi tra gli scogli, fermatevi un attimo e pensate che ancora una volta state camminando nella storia.

foto: S.Leggio/Sicilystockphoto.com

Il polo dimenticato

255783466.2.jpgSi è fatto un gran parlare in questi giorni della riapertura, negli storici locali di Palazzo Platamone, in Ortigia, della scuola di specializzazione in archeologia.
Per Siracusa la presenza della scuola di archeologia è una realtà di prestigio ma anche un nesso con il suo passato antico e recente. Senza campanilismi si può infatti ben dire che il siracusano, da un punto di vista archeologico, è uno dei territori più importanti dell’isola, luogo ideale per la formazione teorica e pratica dei futuri studiosi di storia antica.
La scuola di archeologia vanta poi una sua presenza storica in città. Venne infatti qui istituita negli anni venti del novecento grazie al tenace impegno del grande archeologo e soprintendente Paolo Orsi a cui tanto deve la città.
Sebbene dipendente dall’università di Catania, rimane pertanto enormemente importante per la realtà culturale di Siracusa, la presenza di questo istituto di formazione post-laurea.
Oltre alla giusta soddisfazione non bisogna però dimenticare come giusto negli ultimi due anni si sia praticamente cancellata in città la formazione universitaria di base nell’ambito dei beni culturali.
Con una tecnica ormai ben assodata in altri settori (dalle ferrovie all’industria) si cominciò a parlare in sordina di un ridimensionamento del corso di laurea in beni culturali, ormai presente da anni, e poi, in men che non si dica, nonostante le rassicurazioni del mondo della politica, si arrivò alla definitiva dismissione del corso triennale e delle lauree specialistiche. In pochi mesi con un colpo di spugna si portò via un punto di riferimento per tanti studenti, una delle poche realtà culturali cittadine e un motore per la piccola economia locale.
Le giustificazioni furono tante, dalla razionalizzazione alla scelta di corsi più idonei alla città (ma dove meglio che a Siracusa si potrebbero studiare beni culturali ?). Infine, con buona pace di tutti, e con toni rassicuranti venne spiegato che si trattava soltanto una soluzione temporanea in quanto Siracusa meritava l’istituzione di un polo universitario indipendente da quello catanese. Del “quarto polo”, così come di tante altre promesse, si sono al momento perse le tracce mentre tanti studenti con la voglia di studiare i beni culturali hanno dovuto purtroppo optare per altre realtà siciliane.

Quel curioso palazzo-palafitta

terme-bizantine.jpgDa bambino, tra i tanti edifici di Siracusa, uno in particolare mi incuriosiva e stuzzicava la mia curiosità. Si trattava di uno dei palazzi realizzati vicino allo sbarcadero del porto piccolo che, con i suoi pilastri ed il suo pianterreno vuoto, mi faceva pensare ad una moderna palafitta.
Il palazzo-palafitta dei miei ricordi d’infanzia esiste ancora oggi e, in realtà, osservandolo da vicino, ci si rende conto che i pilastri hanno un loro motivo di esistere. Proprio sotto quel palazzo sono ubicati i resti archeologici di un edificio termale di epoca bizantina, quindi di circa 1500 anni fa.
In realtà, questa particolare testimonianza dell’antica Siracusa, è sconosciuta o dimenticata dalla maggior parte dei cittadini, figuriamoci dai turisti !
Solo in questi giorni, il monumento, è in parte tornato ad essere argomento di discussione in quanto, secondo un’indiscrezione raccolta dal quotidiano La Sicilia, la nuova arteria stradale, poco distante, potrebbe prendere il nome di “via delle terme bizantine”, per ricordare, appunto, quest’area archeologica.
A vederlo così, sepolto sotto un palazzo, il monumento mette proprio tristezza con un’inferriata che impedisce qualsiasi accesso al buio ed umido pian terreno. D’altronde l’accesso sarebbe inutile in quanto vegetazione, fango e l’assenza di cartelloni esplicativi rendono poco leggibile il tutto. Insomma, si tratta di un vero incomodo di monumento, per voler usare un po’ d’ironia.
SIC-IMG_3663m.jpgLa soluzione dei pilastri, adottata all’epoca dai costruttori, dovrebbe far riflettere visto che oggi il tema dell’espansione urbanistica di Siracusa è quantomai attuale. Quegli edifici risalgono agli anni ’60/70, quando nella nostra città si scontravano una voglia irrefrenabile di costruzioni ed espansione e l’esigenza di tutelare l’immenso patrimonio archeologico che di volta in volta affiorava. Il palazzo-palafitta fu la soluzione (alquanto discutibile) allora adottata per prendere “due piccioni con una fava”. Oggi, probabilmente, si sarebbe trovato un compromesso migliore, chiudendo magari il pian terreno ma allestendovi al contempo un’area visitabile in stile museo, come avviene nei centri storici di molte città.
SIC-IMG_3660m.jpgTutta quell’area cittadina è di grande valore archeologico. Vi si trovano i resti dell’antico arsenale navale di epoca greca e, a detta di qualche studioso (a dire il vero da molti smentito), quelle terme potrebbero essere il luogo dove, secondo la tradizione, venne assassinato l’imperatore bizantino Costante II durante il breve periodo in cui Siracusa fu capitale dell’impero romano d’oriente.
Quell’area è oggi oggetto di riqualicazione. La speranza è che gli enti preposti colgano l’occasione e riescano a ridare dignità anche alle antiche terme bizantine. E noi, la prossima volta che passeremo di là, troviamo un attimo di tempo per scrutare e riscoprire le antiche pietre che fanno capolino sotto il moderno palazzo-palafitta.

Immagini – Varie vedute delle terme bizantine: i resti antichi al di sotto del palazzo, ormai ricoperti da fango e vegetazione e due vedute del curioso palazzo con monumento sottostante (foto: S.Leggio/Siracusareport.tk)

Pantalica, un patrimonio custodito gelosamente

pantalica1.jpgTra i tanti tesori che la provincia di Siracusa riserva uno dei meglio custoditi e senza dubbio la necropoli preistorica di Pantalica. Si tratta di un sito eccezionale sia da un punto di vista naturalistico (l’intera zona della Valle dell’Anapo è riserva naturale) che da un punto di vista archeologico con le sue migliaia di tombe preistoriche scavate a strapiombo nelle pareti rocciose. L’Unesco stessa ha reputato il sito di Pantalica degno di essere inserito nella world heritage list, l’elenco dei siti mondiali patrimonio dell’umanità. Eppure, a ben vedere, sembra che molto spesso si cerchi di fare il possibile per “mortificare” quanto di eccezionale la natura e la storia ci hanno lasciato in eredità.
Un sito del genere, opportunamente gestito, sarebbe in grado di attirare annualmente numerosissimi visitatori. Oggi però quanti decidono di raggiungere Pantalica si trovano a dover affrontare un vero e proprio “viaggio avventuroso”.
Pantalica, difficile da raggiungere per la sua stessa collocazione geografica, lo risulta ancora di più per via delle indicazioni stradali, pantalica2.jpgspesso poco chiare e contradittorie. Una delle due strade di accesso, poi, da mesi risulta soltanto parzialmente fruibile per degli interminabili lavori di sistemazione. A farne le spese sono in genere le comitive di turisti venuti in pullman che solo all’ultimo momento trovano indicazioni relative alla strada interrotta. Una volta giunti sul posto, poi, la volontà di voler mantenere inalterato il carattere selvaggio e l’aspetto dei luoghi, non giustifica certo la totale assenza di servizi: si tratta pur sempre di un patrimonio dell’umanità. A Pantalica non esiste un punto di ristoro, un bar o un servizio igienico, costringendo per qualsiasi necessità a dover percorrere parecchi chilometri fino al paese più vicino (Ferla o Sortino a seconda dell’itinerario scelto). Di controllo degli accessi e accoglienza turistica neppure l’ombra. Su entrambi gli ingressi del sito archeologico, da anni troneggiano quelli che ormai sono ruderi in preda ai vandali dei progettati punti di accoglienza. Spesso e volentieri, il visitatore, desideroso di vedere i resti del “palazzo del principe”, il più famoso dei monumenti di Pantalica, è anche costretto a districarsi in mezzo all’erba alta a causa della mancanza di una regolare manutenzione.
Curare e rendere dignitoso un sito che ha più di 3500 anni di storia e che è patrimonio dell’umanità dovrebbe essere un dovere di tutti e in primo luogo delle amministrazioni dei comuni limitrofi. Basterebbe poco per rendere Pantalica più accogliente eppure, da anni, non si può che constatare un quasi totale immobilismo mentre si fondano complicati consorzi e consigli per la gestione e si favoleggiano costosi ponti pedonali per scavalcare la vallata. Ben vengano anche i progetti più audaci… ma si cominci intanto con pochi e semplici interventi che rendano Pantalica più accogliente.

Immagini: Fig.1 – A Pantalica, strutture realizzate e mai terminate o mai date in gestione divengono purtroppo preda dei vandali. Fig. 2 – I resti preistorici che hanno valso il titolo di patrimonio dell’umanità, spesso rischiano di sparire sommersi dall’erba alta (foto: S.Leggio/Sicilystockphoto.com)

Nuova vita per i siti archeologici

Negli ultimi mesi diversi siti archeologici cittadini stanno letteralmente tornando a rivivere grazie all’azione di alcune associazioni di volontariato cittadine. La soprintendenza ai beni culturali ha più volte manifestato le grandi difficoltà incontrate nell’effettuare la manutenzione dei siti di propria pertinenza a causa degli scarsi fondi a disposizione ed ha invitato le realtà associative cittadine a farsi avanti in prima persona.
L’appello non è rimasto inascoltato ed è già stato accolto da due associazioni a cui, si spera, se ne possano presto aggiungere altre.
La scorsa domenica Natura Sicula ha proceduto alla pulitura dell’oratorio rupestre di Santa Panagia e del sentiero che porta ad esso. E’ un’importante azione di recupero di un’area che per lunghissimo tempo è stata degradata, quella dell’ex tonnara, ove oggi insiste la nuova pista ciclabile.
L’oratorio rupestre, di epoca medievale, è una curiosità quasi sconosciuta alla cittadinanza sebbene dia il nome (Santa Panagia) ad una delle più importanti strade cittadine. Il lavoro svolto la scorsa domenica fa seguito ad un primo intervento effettuato lo scorso anno che dopo circa 15 anni rende nuovamente fruibile questo piccola ma importante testimonianza archeologica.
apollo.jpgDa quasi due anni invece l’associazione Nuova Acropoli cura con regolarità la manutenzione di uno dei più importanti monumenti cittadini: il tempio di Apollo, posto all’ingresso di Ortigia. I volontari dell’associazione con interventi ripetuti e costanti provvedono alla manutenzione del sito tagliando le erbacce ed eliminando eventuali rifiuti che qualche sconsiderato getta all’interno dell’area archeologica.
L’impegno ormai costante nel tempo e che permette alla soprintendenza di utilizzare i fondi risparmiati in altri interventi similari, si è recentemente concretizzata nell’adozione ufficiale del sito da parte di Nuova Acropoli. Una targa ricordo è stata apposta lungo la recinzione per ricordare l’impegno dei volontari. Inoltre la novità è che oltre alla manutenzione, nei prossimi mesi, si cercherà di rendere ancora più gradevole l’aspetto estetico del tempio di Apollo. Anni fa era presente una rigogliosa e curata vegetazione. Il progetto è quello di ripristinarla piantando lungo i bordi dell’area fiori e le tipiche piante di papiro siracusane.
Un bell’esempio di come l’impegno personale possa migliorare notevolmente l’immagine della città. Un impegno che si spera possa in futuro essere seguito da un numero sempre maggiore di realtà cittadine.

Immagine: i volontari di Nuova Acropoli impegnati nel taglio della vegetazione nell’antico tempio di Apollo (foto: www.nuovaacropoli.it)

Riscoprire Siracusa antica

apollo.jpgChe Siracusa e la sua memoria archeologica siano un binomio indissolubile è cosa certa. Con l’arrivo della bella stagione primaverile frotte di visitatori stanno tornando a visitare il teatro greco e l’orecchio di Dionisio a dimostrazione della popolarità di cui tali monumenti godono fuori dai confini cittadini.
Ma, a ben vedere, ogni angolo di Siracusa mostra tracce del suo secolare passato. Negli ultimi mesi i lavori pubblici hanno portato alla scoperta dei resti della città romana, soprattutto nella zona della borgata e, in questi giorni, è stato annunciato ancora la scoperta dei resti di un antico quartiere artigianale di epoca imperiale.
E poi ci sono i tanti monumenti minori, purtroppo spesso dimenticati dai visitatori e dalla manutenzione. In questi mesi, a onor del vero, anche in tal senso sono stati fatti grandi passi avanti. Il Tempio di Apollo, uno dei monumenti cittadini più celebri, è stato adottato dall’associazione culturale Nuova Acropoli. I volontari dell’associazione, dando un’esempio che auspicabilmente dovrebbe essere seguito anche da altre realtà cittadine, curano regolarmente il taglio della vegetazione che, per lunghi anni, aveva messo in difficoltà gli enti a causa della carenza di fondi. Anche altri monumenti a lungo “sepolti” dalle erbacce sono tornati alla luce. La soprintendenza di Siracusa ha sperimentato dei nuovi diserbanti che permettono finalmente di rivedere le antiche forme dell’arsenale greco, posto vicino alla sbarcadero o i resti del santuario di Demetra e Kore, posti di fronte al Santuario della Madonna delle Lacrime. Insomma, frammenti di storia della città che per un periodo sono stati sepolti e che adesso tornano a nuova luce. Il passo successivo sarebbe adesso un nuovo interesse da parte della cittadinanza e dei programmi di valorizzazione che permettano a tutti di riscoprire la storia e le origini delle meraviglie che abbiamo sotto casa.

Immagine: volontari all’opera tra i resti del Tempio di Apollo (foto tratta dal sito dell’associazione Nuova Acropoli)

Il ritorno della città antica

scavi.jpgE’ proprio vero che tutto ritorna ! Per parecchi anni si è solo ipotizzato che la crescita selvaggia di Siracusa negli anni sessanta e la contemporanea speculazione edilizia abbiano fatto scomparire importanti pezzi della città antica. Troppe erano le dicerie cittadine riguardanti interi monumenti antichi scomparsi nell’arco di una sola notte sotto una colata di cemento per credere che potessero essere soltanto leggende urbane.
Se negli anni sessanta si costruiva verso l’alto facendo sorgere uno dopo l’altro i nuovi palazzi, negli ultimi mesi si è invece scavato verso il basso per gli imponenti lavori fognari in atto nei quartieri Neapolis e Santa Lucia. Ed ecco che come per incanto la storia della città sta tornando alla luce e quasi settimanalmente la terra restituisce meraviglie archeologiche da troppo tempo dimenticate.
Ecco allora che da una trincea nella centrale viale Cadorna nel corso dell’estate è venuta fuori una porzione di una monumentale e magnifica strada di epoca romana. A detta degli studiosi potrebbe trattarsi della grandiosa Via Lata Perpetua citata anche dal grande oratore Cicerone.
Appena poco più in là, il cuore della borgata ha invece restituito degli splendidi mosaici ed i resti di tre ville di epoca imperiale. E che dire della necropoli venuta alla luce sempre in primavera nei pressi del Santuario della Madonna delle lacrime ? Una tomba ancora intatta di un bambino di circa dieci anni ha permesso di aprire uno squarcio sulle usanze funerarie dell’epoca. Il piccolo aveva un ricco corredo con vasi e statuine tra cui uno a forma di colomba ed uno a forma di cinghialetto.
Appena una settimana fa poi l’ennesima scoperta: un’altra necropoli, risalente al VI secolo a.C. è “saltata fuori” nel quartiere Santa Lucia e ha restituito intatti tre splendidi vasi.
Insomma, forse non tutto è andato perduto e l’antica Siracusa ha ancora tante storie da raccontare e meraviglie da mostrare.

Foto: I recenti ritrovamenti archeologici alla borgata. L’immagine è tratta dal quotidiano La Sicilia del 30 settembre 2009