Il Pudore: un valore da “rottamare”?

Canonica - Pudore (Roma, Museo Canonica, 1890).jpgIl pudore è un falso valore? Ed è vero, come sostengono alcuni guru della nuova “psicologia moderna”, che è soltanto un altro laccio o lacciuolo che la nostra psiche crea e di cui dobbiamo liberarci per essere “più spontanei e veri”? ha un senso porre dei limiti al nostro agire o è un falso bisogno per giustificare le nostri piccole incapacità, come dicono altri? A queste domande (e con ulteriori considerazioni), risponde questo bell’articolo di Fausto Lionti, pubblicato sul numero 23, ottobre/dicembre 2010, della rivista omonima dell’associazione culturale Nuova Acropoli di Siracusa:

“Già nel propormi di affrontare questo argomento ho decisamente provato un po’ di… pudore, forse perché si ritiene che discorrerne sia semplicemente superato, oppure perché, in effetti, il tema fa vergognare veramente!

Nel linguaggio comune, per pudore s’intende sentire vergogna per quanto si fa o si dice e, pertanto, questo è stato interpretato come un fastidioso limite che impedisce a ciascuno di noi la possibilità di realizzare quanto realmente si vuole compiere. L’impudente crede che seguire le regole equivalga a costringersi in dei limiti che finiscono per inibirlo, per soffocarlo, eppure, a pensar bene, sono proprio i limiti che aiutano ad acquisire una certa disciplina di vita. In fondo, la mia stessa casa deve pur avere un limite che la distingua da quella del mio vicino; per le strade, il senso di marcia si presenta come un limite, ma senza di questo potrei correre il rischio di scontrarmi con l’auto che la percorre nel senso opposto; la mia terrazza diventa un limite che la separa dal vuoto; il cibo di cui necessitiamo quotidianamente per vivere deve avere un limite oltre il quale si attraversa l’obesità…. e gli esempi potrebbero continuare ed essere innumerevoli. Erroneamente, si pensa che le regole siano state poste dall’uomo e che, come creature umane, dall’uomo stesso possano essere eluse. Ma anche dietro questo concetto potrebbe nascondersi un’altra verità: chi ha stabilito che l’essere umano abbisogni di ossigeno per vivere? Chi ha deciso che si debba nutrire di certi alimenti piuttosto che di altri? Chi ha deciso che l’uomo possa vivere solo in alcune condizioni? Ci sono “regole” che preesistono all’uomo, anche se lo riguardano, e dalle quali è impossibile uscire.

Il “pudore” rappresenta un sentimento nobile che regola la maniera di vivere la nostra più profonda intimità. Esso ci permette di vivere in uno spazio condiviso con la sensazione di poter rispettare la dimensione intima dell’altro così come il pudore altrui. Occorre provare a vedere il pudore in una accezione positiva, riconoscerlo come sentimento di dignità verso se stessi, come atteggiamento di naturale riserbo nei confronti di ciò che riguarda la sfera sessuale al fine di non banalizzarlo come un semplice sentimento di vergogna. Anche se spesso lo si confina ai limiti del discorso sessuale, il pudore lo trascende ed abbraccia ogni comportamento. Esso equivale a profondo rispetto per sé e per gli altri.

Dunque, il pudore non è identificabile con la vergogna. Spesso questa ne è la conseguenza, rappresenta l’emozione che si scatena quando si superano i limiti del proprio pudore, è la sensazione che emerge quando si intuisce di non aver rispettato le norme comuni di condotta, di non aver rispettato le leggi umane e quelle della Natura che ci trascende. La vergogna è dolore e, come ogni dolore, risuona come un allarme che ci ricorda di non aver rispettato una legge. È dolore sul piano fisico quando si infrange l’equilibrio del corpo, è dolore per l’anima quando non si rispetta una legge interiore.

Oggi, per una umanità abituata agli analgesici che cancellano la stessa percezione del dolore, si crede che tutto è a posto anche se il male anestetizzato continua il suo processo nonostante la nostra cocciutaggine; più o meno alla stessa maniera, intorpidiamo la nostra coscienza con mille e più strategie, e poiché il dolore in questione è un dolore dell’anima, l’analgesico sopraggiunge a livello mentale ma funziona come quello che intorpidisce il dolore del corpo. E allora? Come cancellare il dolore procurato dalla vergogna? Semplice! Perché non provare ad eliminare il senso del rispetto per le regole? Ecco che, così, si finisce per giustificare ossia rendere giusto, ogni gesto, ogni scelta, ogni comportamento. È sempre più facile, infatti, sentir dire “io non ho nulla da vergognarmi!” al fine di giustificare ciò che si agisce, si sente e si pensa, e questo non perché tutto sia possibile, tutto sia corretto ma perché anche i termini “giusto” o “corretto” non hanno più significato! Un po’ come dire che tutto è possibile, tutto è lecito. Al più, ciò che si può continuare a fare è regolare… perché non esiste l’irregolare in un mondo senza regole! Per chi la pensa in tal maniera, il pudore non è più una norma di condotta ma un limite alla propria spregiudicatezza. Dunque, via il pudore che porta con sé il dolore della vergogna!

Eppure, nel pudore si potrebbe ritrovare l’indispensabile limite a comportamenti che spesso offendono se stessi e gli altri. Se si maturasse maggior pudore, ci troveremmo a vivere un mondo meno corrotto, impossibilitati da questo a negare le proprie responsabilità negli errori o nelle pecche. Ed invece si continua ad assistere a gesti senza vergogna di chi, davanti a errori o atti illeciti, continua a dire “non ho nulla da vergognarmi!”. Chi potrà mai smascherare il suo torto?”

 

“Anima mia monca             

perdesti il pudore.

Permani pur immane

e riprendi vigore,

in quanto l’impudente

rimane pur perdente.”

 

Fausto Lionti

 

 

 

Il Pudore: un valore da “rottamare”?ultima modifica: 2012-04-10T08:46:00+02:00da admin
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