L’Italia dopo l’Italia

convegno Limes.jpgQual è la fotografia attuale dell’Italia moderna? Che riferimenti può avere la nazione chiamata Italia? Siamo maturi noi italiani per la gestione della nostra sovranità e delle scelte politiche? “Siamo in grado di diventare protagonisti e di aggiungere qualcosa alle nostre pur splendide tradizioni culturali?”. Domande attuali e importantissime sul futuro del nostro Paese che, al di là degli interessi personali e delle preoccupazioni quotidiane, dovrebbero indurci a riflettere almeno qualche volta. Temi su cui si è incentrata e sviluppata la tavola rotonda organizzata dal Limes Club di Siracusa, organizzata in occasione dell’uscita del nuovo numero della rivista nazionale Limes, dal titolo “L’Italia dopo l’Italia”.

Il giornalista Fabrizio Maronta di Limes ha introdotto l’argomento ponendo al centro dell’attenzione dei convenuti sulla situazione geopolitica del nostro Paese rispetto ai nuovi equilibri mondiali e alla luce degli eventi politici e sociali del Nordafirca e della Libia in particolare e se l’Italia è in grado, dopo la fine dei blocchi contrapposti e senza la guida specifica di una nazione dominante (si parla di scenario “apolare”), può essere in grado di non esser più eterodiretta ovvero se siamo in grado di “contare” sulla scena mondiale per nostro conto o dovremmo comunque, come in passato, trovare “sponsor” politici internazionali per muoverci nel contesto della politica del pianeta? Secondo Maronta in teoria ne siamo capaci ma non lo stiamo nè dimostrando né tantomeno facendo: l’Italia in Libia sta sviluppando strategie a dir poco contraddittorie e poco comprensibili, mentre nel contesto sempre più confuso delle organizzazioni internazionali (UE, Onu, Nato) l’Italia, ma non solo, non riesce ad esprimere il proprio peso e la sua visione geopolitica. Anche nella gestione delle nostre operazioni militari all’estero, spiega Maronta, il quadro rimane ambiguo e poco chiaro se, come gli è stato confessato da un militare italiano in Afghanistan, “le nostre forze armate fanno una guerra che non si deve sapere” e non vedere più di tanto per non entrare in contraddizione con la tanto pubblicizzata operazione di “intervento umanitario” autorizzata dall’Onu con la risoluzione 1973.

Il Prof. Luigi Amato, presidente del Limes Club di Siracusa, ha spiegato come, a suo parere, l’Italia in Libia agisce in spregio al diritto internazionale e comunque in contraddizione con precedenti accordi fra i due paesi, affermando inoltre che “probabilmente in questo momento non siamo in grado nemmeno di interloquire strategicamente con Malta, se abbiamo bisogno ci pensino loro ai salvataggi in mare” e denunciando, quindi, tutti i limiti della nostra capacità di azione operativa di breve e lungo raggio.

Il Dott. Andrea Caternoli, infine, si è chiesto quale sia la percezione politica dell’Italia all’estero e confermando che di essa non possiamo rallegrarci particolarmente se è vero che un grande giornale come il “Times”, fra i suoi articoli non citi mai, fra le grandi potenze europee, il nome del Belpaese. Anche nella gestione del fenomeno dell’immigrazione degli ultimi mesi, il giudizio del consesso internazionale nei confronti del nostro operato è stato negativo, al di là, ovviamente, delle difficoltà oggettive che il governo italiano ha dovuto affrontare.

L’Italia dopo l’Italiaultima modifica: 2011-05-09T10:46:51+02:00da admin
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