Natali perduti

natale2.jpgQuanti di tanto in tanto leggono questo blog avranno notato come, in talune occasioni, mi piaccia ricordare la Siracusa che fu o le tradizioni della città ormai dimenticate.
Anche a Siracusa è arrivato il Natale, senza neve, come si conviene nel profondo sud ma ricco di luci colorate, presepi, alberi e, soprattutto di pacchi regalo di ogni ordine e dimensione.
Viene quasi spontaneo fermarsi un momento, assorti, a pensare come era un tempo il Natale siracusano ?
E allora, alla maniera del “Canto di Natale” dello scrittore Charles Dickens proviamo -almeno per le poche righe di questo post- a fare un salto indietro nel tempo di alcuni decenni.
Desidero ringraziare a questo proposito Silvana, affezionata lettrice di questo blog, che con i suoi ricordi mi ha aiutato a sopperire dove, per ragioni anagrafiche, i miei ricordi personali non potevano arrivare.
L’atmosfera del Natale cominciava un tempo a sentirsi dagli inizi di dicembre, in coincidenza con la festa dell’Immacolata. Oltre alla festa natale.jpgreligiosa nell’omonima chiesa di Ortigia (la città all’epoca era quasi per intero concentrata in Ortigia e nel quartiere Santa Lucia) i bambini gioivano per i dolci. In particolar modo era “U’ zuccaru” a far felice i piccini con le sue golosorie. I dolci che vendeva erano il risultato di una particolare lavorazione alla quale veniva sottoposto lo zucchero, condito con aromi vari e posto in cottura. Ne veniva fuori una pasta filante, densa, molle e appiccicosa che, una volta raffreddata, veniva stirata sul marmo formando un rotolo spesso che veniva poi appeso ad un gancio metallico per essere ancora allungato ottenenendo un filone che veniva poi tagliato in “tocchetti” e venduto.
In casa poi le mamme preparavano altri dolci: la giuggiulena, il torrone e la pignoccata.
A metà mese, allora, come oggi si festeggiava Santa Lucia, la patrona della città. La cittadinanza si ritrovava alla borgata, in piazza Santa Lucia, vicino alla basilica per una grande “tombolata” collettiva.
Anche il giorno di Natale era una “festa in tavola” e si susseguivano portate di ogni genere: pizze fatte in casa, “impanate” e “pastette di cavolfiore” (simili alle odierne zeppole o crispelle). Chi cucinava la carne optava per salsiccia e costate di maiale mentre quanti preferivano il pesce cucinavano il baccalà.
Una volta ultimata il pasto si passava a giocare tutti insieme, grandi e piccini. Niente giochi “moderni” come il poker o il bacarat quanto invece la tradizionale tombola. Le partite vedevano riunite le famiglie (allora certamente più numerose di oggi) e si giocava fino al mattino puntando i numeri con bucce di agrumi o fagioli secchi. Altri giochi tipici erano il piattello, il rubamazzetto ed il sette e mezzo.
Questi momenti di allegria e condivisione sopperivano a pieno ai pochi e semplici regali o all’albero di Natale, piccolo rispetto agli standard odierni. Ovviamente anche il presepe trovava posto tra le decorazioni natalizie e ci si organizzava per premiare il presepe più bello.
Sicuramente questi “Natali perduti” erano meno ricchi e più semplici di quelli odierni ma anche meno frenetici e, alla povertà di mezzi si sopperiva con l’allegria e con la gioia dello stare insieme.
Chiudiamo qui queste poche righe di ricordi che sicuramente non esauriscono l’argomento. Avete altri ricordi  o conoscete altre tradizioni dimenticate ? Approfittate del momento natalizio condividendoli nei commenti o inviando un’e-mail.

Immagini: tradizionale tombola (tratta da Virgilio Genio) e torrone

Natali perdutiultima modifica: 2009-12-16T08:30:00+01:00da admin
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