L’inesorabile fine delle lauree siracusane

Vi capita mai sfogliando un giornale o ascoltando un discorso di avere la strana impressione di aver frainteso qualcosa o di avere capito male ?
universita.jpgPersonalmente sì ed è quanto mi è capitato la scorsa settimana, leggendo le ultime notizie sul futuro dell’università a Siracusa ed apprendendo che i corsi di laurea in beni culturali sarebbero stati chiusi ma che, nonostante ciò, l’amministrazione comunale e provinciale erano unanimemente d’accordo nel ritenere un successo gli accordi ottenuti col rettore dell’università di Catania.
Gli studenti ben rammenteranno l’intera vicenda, per gli altri lettori ricordiamo soltanto che lo scorso mese di aprile, improvvisamente, come una doccia fredda, venne data la notizia che tutti i corsi di laurea distaccati a Siracusa da più di dieci anni sarebbero stati chiusi (trovate gli articoli relativi qui e qui). Le motivazioni di tale chiusura in realtà non erano chiarissime o meglio, ognuno ne aveva una, peraltro sempre validissima: dalle insolvenze economiche della provincia di Siracusa al decreto Mussi alla razionalizzazione dell’offerta formativa. Ciò che non cambiava era la sostanza, la chiusura dell’università a Siracusa. Apriti cielo ! In un giusto moto d’orgoglio gli studenti manifestarono, il mondo della cultura cittadino si indignò, la politica si mobilitò ottenendo alla fine la convocazione di una riunione a Roma, al ministero, alla presenza del ministro, per trovare un accordo. Correva il 30 giugno quando trionfalmente si dichiarò che l’accordo per salvare l’università aretusea era stato raggiunto. Questo permise a tutti di passare un’estate serena non dovendo i media più occuparsi della faccenda, gli universitari protestare per salvare il loro futuro o i politici mediare per trovare soluzioni. Un lungo silenzio durato due mesi che, col senno di poi, doveva sembrare preoccupante visto che a inizi di settembre, quasi in sordina, trapelò la notizia che quell’accordo, in realtà, nessuno lo aveva mai firmato il che equivaleva a dire che non c’era.
uni1.jpgE’ così che il rientro dalle vacanze è stato alquanto allarmante per i circa 1500 studenti iscritti a Siracusa e per centinaia di aspiranti studenti che a poco più di un mese dall’inizio dell’anno accademico non sapevano se avrebbero trovato casa nella nostra città.
A rendere ancora più confusa la situazione i segnali discordanti provenienti da varie fonti: il silenzio del consorzio universitario Archimede che per anni ha coordinato l’università a Siracusa ma adesso praticamente taceva, il grido allarmato di alcuni rappresentanti studenteschi che chiedevano riunioni urgenti per avere chiarimenti e la convocazione di una conferenza stampa da parte del sindaco e del presidente della provincia per illustrare gli accordi raggiunti col rettore.
Infine, la scorsa settimana, la triste verità è stata rivelata alla cittadinanza. Alla facoltà di Architettura sono stati concessi altri dieci anni di permanenza nella nostra città. Chiuderanno invece del tutto (sia nella sede di Siracusa che di Catania) tutti i corsi di laurea relativi ai beni culturali. Gli studenti già iscritti potranno (bontà loro) terminare i loro studi.
Finalmente ci è stato spiegato che economicamente non vi era verso di salvare questi corsi ma, allo stesso tempo, è stata trionfalmente annunciata l’istituzione ex novo di un inedito corso di laurea (triennio e specialistica) interfacoltà tra ingegneria ed architettura. Un corso di laurea, diciamocelo francamente, che nessuno aveva chiesto e di cui nessuno sentiva la necessità e che sembra un pochino “fare a pugni” con la dichiarazione che non vi erano fondi per le lauree in beni culturali quando queste erano già attive da anni e per cui si sono spese anche ingenti somme per biblioteche, attrezzature didattiche e spazi operativi. La città sembra però essere stata messa davanti ad un dato di fatto che non ammette repliche.
uni2.jpgChi è lo sconfitto in questa vicenda ? La città, sicuramente. Ad ulteriore motivazione è stato spiegato che questi corsi di laurea non offrivano prospettive per i giovani. Mi chiedo però quante altre città possono essere adatte come la nostra Siracusa per preparare degli specialisti nei vari ambiti dei beni culturali ? Basta ricordare che la scuola di specializzazione in archeologia istituita a Siracusa fin dal 1923 fu tra le prime d’Italia .
Ci perdono anche tanti giovani che volevano venire a studiare nella nostra città e dovranno giocoforza essere dirottati altrove.
Ci perdono i tanti studenti già iscritti che avranno ancora la possibilità di finire i loro studi per poi vedere del tutto cancellato il proprio corso di studi e non avere più punti di riferimento accademici. Preoccupa l’inerzia della città (rappresentanti di ogni ordine e schieramento, studenti ed aspiranti tali, mondo della cultura) che praticamente è stata messa davanti al fatto compiuto e accetta, quasi senza rimostranze la scomparsa di un nucleo culturale che poteva e doveva col tempo portare Siracusa ad essere un punto di riferimento di primaria importanza per gli studi dei beni culturali.

Immagini: La sede della facoltà di lettere a Catania (foto da Wikipedia), protesta degli studenti di architettura (foto dal blog Elfobruno), studenti nel cortile dell’univesità (foto di Giovanni Dall’Orto da Wikipedia)

L’inesorabile fine delle lauree siracusaneultima modifica: 2009-09-21T08:30:00+02:00da admin
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Un pensiero su “L’inesorabile fine delle lauree siracusane

  1. l’università siracusana è finita perchè gli studenti vengono lasciati a loro stessi. soprattutto quelli che sono costretti a studiare e lavorare. io mi sono dovuta trasferire all’università telematica unisu per riuscire a fare questo! altrimenti mi sarebbe stato impossibile!

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