Al comando dei Vigili Urbani … come in Vaticano!

avviso.JPGArchiviata la tornata elettorale regionale, nella città di Siracusa la stampa torna a parlare di argomenti un po’ più concreti e pragmatici: dalla (probabile e agognata) nuova riapertura del teatro comunale forse all’inizio dell’anno nuovo alle denunce sul degrado dei centri storici del Foro Italico e dei parchi pubblici. Su “la Sicilia” di mercoledì 7 novembre particolare risalto ha avuto un’inchiesta sull’emergenza occupazione, con riferimenti alle situazioni drammatiche che vivono i metalmeccanici e i lavoratori degli stabilimenti industriali del petrolchimico che si sommano alle diatribe sulla spinosa questione del bilancio comunale per il rendiconto 2012 ancora non completamente redatto e da approvare.

Il mensile “L’altra città” (numero 44 settembre-ottobre) lancia in prima pagina un reportage molto ben circostanziato e per certi versi sconcertante sul fenomeno, diffusissimo anche a Siracusa, del “compro oro” (i punti acquisto sono aumentati, infatti, del 30%). Stante la crisi economica e la disperazione di tanti, l’articolo mette in evidenza i rischi per truffe e manovre molto poco corrette.

Inoltre un divertente ma molto serio articolo sulla “particolare” disposizione del comando dei Vigili Urbani di Siracusa che ha inibito l’ingresso nei locali della propria sede “a uomini in pantaloncini corti, bermuda e canottiera, e alle donne che vestono abiti succinti come nemmeno in Vaticano!” 

Sull’essere eroi

image001.jpgChi sono gli eroi di oggi? Sono diversi da quelli delle altre epoche e, soprattutto, ha senso oggi essere un eroe? E’ possibile avere un volontà eroica anche in una società “relativistica” e “post-conformista”, come la definisce qualcuno? Nel nuovo numero della rivista dell’associazione culturale “Nuova Acropoli” di Siracusa (n.27 del giugno 2012,  www.nuovaacropoli-notizie.it) Fausto Lionti affronta questi argomenti e propone riflessioni e anche qualche risposta:

Il dovere, l’eroe e l’antieroe

“Vi sono momenti di crisi e di difficoltà in cui si sente maggiormente il bisogno di eroi. È forse questo il momento in cui ci troviamo a vivere oggi? C’è così tanto bisogno di eroi, di uomini e donne di valore, che oggi si finisce per considerare tali chi, semplicemente, porta avanti il proprio dovere. Eppure la distinzione tra chi compie il dovere che gli compete e l’eroe è davanti agli occhi di tutti, anche se oggi, essendo entrambi esempi rari, tendiamo a confondere i due termini. Compie il dovere colui che riconosce i propri impegni ed agisce, con la coscienza sveglia, portandoli a compimento. Eroe è la persona che si distingue per azioni straordinarie che comportano una certa dose di rischio. Già nella mitologia eroe o eroina era considerato il figlio di esseri umani e di dei, personaggio straordinario dotato di forza di volontà e coraggio. Basti pensare ad Ercole o a Psiche: nelle narrazioni entrambi superano svariate difficoltà e prove, lottano senza paura per uscirne alla fine vittoriosi.

In parte umani ed in parte divini, dunque. Non sbaglieremmo se evidenziassimo già in ogni essere umano la presenza di questa doppia natura, una rivolta verso il basso ed una rivolta verso l’alto. È una condizione, questa, produttrice di una lotta permanente interna all’animo umano che, se da una parte si vuole migliore, dall’altra si rivolge verso ciò che l’appesantisce o l’abbrutisce. Ed, in effetti, la parte istintiva lo trascinerà verso l’inerzia, la comodità, verso il non agire se non per interessi personali ed egoistici, la parte superiore – o divina come la chiamerebbe Platone- lo eleverà fino a rendersi capace di intuire la possibile unione con l’umanità, con nobili ideali di solidarietà ed infine lo porterà a superare limiti e fragilità proprie dell’essere umano.

Eppure, cosa ci spinge ad agire sotto l’influsso di una forza o dell’altra? Perché alcuni sanno essere eroi nei momenti più cruciali ed altri no?

Due sono le condizioni che permettono all’essere umano di dare il meglio di se stesso. Una di queste consiste nella propria stessa natura, l’altro elemento determinante è il vivere giorno dopo giorno secondo i più nobili valori.

Non ci si può ritrovare coraggiosi in un giorno preciso – quando magari urge la necessità di atti eroici – se non lo si è stati nel quotidiano, se non si sono mai coltivate idee nobili e non si lotta per difenderle, se non si è adempiuto con disciplina ai propri compiti, se non si è imparato a dominare le passioni con nobiltà, se non si sono superate le paure affrontandole con le necessarie virtù, se non si lotta ogni giorno perché le azioni compiute risultino corrette e giuste.

E noi? Ci siamo mai chiesti come ci comporteremmo se ci trovassimo davanti ad una situazione limite? Come ci comporteremmo se dovessimo affrontare un rischio, un pericolo o semplicemente una scelta delicata? Porci la domanda o immaginare certi eventi potrebbe rappresentare un buon “allenamento” affinché si possa compiere il gesto giusto al momento giusto. Se non lo abbiamo neanche preso in considerazione, difficilmente riusciremo a mostrare coraggio quando sarà necessario farlo. Non si tratta di considerare tutti i casi possibili ma di imparare a conoscersi e ad avere le idee chiare su chi vogliamo realmente essere.

Fondamentale è sapere chi assumiamo come modello, chi l’attuale società considera un modello. Com’è difficile, oggi, riconoscere il bene dal male! Mentre nelle antiche civiltà si tramandavano le gesta di eroi, ove erano sempre chiari il Bene e il Male, oggi spesso il cinema , la tv ed i romanzi, specchi della nostra cultura o anticultura, ci propongono dei veri e propri antieroi che difficilmente sanno distinguere il Buono dal Cattivo.

Ed ecco che il giovane che cresce, vive e si forma da solo, in una cultura relativista – che svaluta ogni valore – e nichilista – che nega il merito e la virtù – finisce per trovarsi privo di identità e fortemente impreparato di fronte alla vita.

Dove volgere lo sguardo, dunque? Di cosa ha bisogno un giovane che aneli a ritrovare valori, coraggio e umanità in un’epoca che pare confusa sulle sue stesse radici?

Principalmente, guardare alle condizioni della propria vita, ai propri doveri, ai propri compiti. Chi adempie il dovere che gli è proprio, chi attende quotidianamente ai propri compiti compie il gesto giusto che lo prepara alla vita. Comincia il suo esercizio che non necessariamente lo renderà “eroe” ma lo predisporrà ad una scelta coerente e responsabile. Forse, quando le circostanze lo richiederanno, sarà pronto per atti eroici ed allora diventerà un eroe … Ne varrà sempre la pena. Forse, questo è il momento dell’eroe quotidiano”.

 

Madre Terra e Padre Cielo

 

Oh Madre Terra che ci nutri e reggi

ci donasti il corpo con difetti e pregi,

gli appetiti e desideri incoraggi e sorreggi

Oh Madre Terra con la tua forza gravitazionale

ci leghi alla vita anche quando è banale

e rendi forte l’istinto primordiale

Vivi nobile, vivi forte

e accetta la tua sorte

Oh Padre Cielo che ci innalzi e ispiri

ci donasti l’anima e i suoi sospiri

e la nobiltà in colui che ammiri

Oh Padre Cielo con la tua altezza

ci fai amare l’umanità nella sua bellezza

e per essa ci doniamo con audace freddezza

Vivi nobile, vivi forte

e accetta la tua sorte

 

Testo e poesia di Fausto Lionti

 

 

 

Fatti (e misfatti) degli ultimi sette giorni a Siracusa

sr.jpgLa tassa di soggiorno da applicare a tutti coloro che visitano la città aretusea (come già in vigore in molte città italiane) ha diviso cittadini, commercianti, associazioni di categoria e amministratori cittadini, insieme non sono riusciti a prendere una decisione, né sulla tariffa (1, 2 o 0,60 euro) né sui tempi e quindi tutto è rinviato a  data da destinarsi. Nel frattempo il “falso” (pare) allarme sull’inquinamento del porto grande ha tenuto in apprensione tutta la città salvo poi appurare da parte dell’assessorato che lo sversamento era di natura “biologica” e non chimico-industriale.

Sul fronte del trasporto pubblico, dopo mesi e mesi di polemica per i cattivi risultati della gestione, in cui sembrava che il Comune  volesse alfine dimissionare l’Ast, è invece arrivato il rinnovo del contratto di servizio con parametri e obiettivi ancora poco chiari. Di argomento affine apprendiamo invece su “l’altra città” che sostanzialmente la ZTL in Ortigia rimarrà invariata con buona pace di coloro che se ne lamentavano per la rigidità o che al contrario la ritenevano inefficace.

Sembrerebbe, infine, che le spiagge sarebbero state definitivamente ripulite, salvo poi apprendere che la storica spiaggetta di Ognina risulta invece sommersa da alghe. Sul fronte sportivo, invece, e del Siracusa Calcio in particolare stendiamo un velo pietoso e rinunciamo ad indagare (definitivamente) sulla cancellazione della squadra persino (ormai è ufficiale) dalla serie D…

    

Il Pudore: un valore da “rottamare”?

Canonica - Pudore (Roma, Museo Canonica, 1890).jpgIl pudore è un falso valore? Ed è vero, come sostengono alcuni guru della nuova “psicologia moderna”, che è soltanto un altro laccio o lacciuolo che la nostra psiche crea e di cui dobbiamo liberarci per essere “più spontanei e veri”? ha un senso porre dei limiti al nostro agire o è un falso bisogno per giustificare le nostri piccole incapacità, come dicono altri? A queste domande (e con ulteriori considerazioni), risponde questo bell’articolo di Fausto Lionti, pubblicato sul numero 23, ottobre/dicembre 2010, della rivista omonima dell’associazione culturale Nuova Acropoli di Siracusa:

“Già nel propormi di affrontare questo argomento ho decisamente provato un po’ di… pudore, forse perché si ritiene che discorrerne sia semplicemente superato, oppure perché, in effetti, il tema fa vergognare veramente!

Nel linguaggio comune, per pudore s’intende sentire vergogna per quanto si fa o si dice e, pertanto, questo è stato interpretato come un fastidioso limite che impedisce a ciascuno di noi la possibilità di realizzare quanto realmente si vuole compiere. L’impudente crede che seguire le regole equivalga a costringersi in dei limiti che finiscono per inibirlo, per soffocarlo, eppure, a pensar bene, sono proprio i limiti che aiutano ad acquisire una certa disciplina di vita. In fondo, la mia stessa casa deve pur avere un limite che la distingua da quella del mio vicino; per le strade, il senso di marcia si presenta come un limite, ma senza di questo potrei correre il rischio di scontrarmi con l’auto che la percorre nel senso opposto; la mia terrazza diventa un limite che la separa dal vuoto; il cibo di cui necessitiamo quotidianamente per vivere deve avere un limite oltre il quale si attraversa l’obesità…. e gli esempi potrebbero continuare ed essere innumerevoli. Erroneamente, si pensa che le regole siano state poste dall’uomo e che, come creature umane, dall’uomo stesso possano essere eluse. Ma anche dietro questo concetto potrebbe nascondersi un’altra verità: chi ha stabilito che l’essere umano abbisogni di ossigeno per vivere? Chi ha deciso che si debba nutrire di certi alimenti piuttosto che di altri? Chi ha deciso che l’uomo possa vivere solo in alcune condizioni? Ci sono “regole” che preesistono all’uomo, anche se lo riguardano, e dalle quali è impossibile uscire.

Il “pudore” rappresenta un sentimento nobile che regola la maniera di vivere la nostra più profonda intimità. Esso ci permette di vivere in uno spazio condiviso con la sensazione di poter rispettare la dimensione intima dell’altro così come il pudore altrui. Occorre provare a vedere il pudore in una accezione positiva, riconoscerlo come sentimento di dignità verso se stessi, come atteggiamento di naturale riserbo nei confronti di ciò che riguarda la sfera sessuale al fine di non banalizzarlo come un semplice sentimento di vergogna. Anche se spesso lo si confina ai limiti del discorso sessuale, il pudore lo trascende ed abbraccia ogni comportamento. Esso equivale a profondo rispetto per sé e per gli altri.

Dunque, il pudore non è identificabile con la vergogna. Spesso questa ne è la conseguenza, rappresenta l’emozione che si scatena quando si superano i limiti del proprio pudore, è la sensazione che emerge quando si intuisce di non aver rispettato le norme comuni di condotta, di non aver rispettato le leggi umane e quelle della Natura che ci trascende. La vergogna è dolore e, come ogni dolore, risuona come un allarme che ci ricorda di non aver rispettato una legge. È dolore sul piano fisico quando si infrange l’equilibrio del corpo, è dolore per l’anima quando non si rispetta una legge interiore.

Oggi, per una umanità abituata agli analgesici che cancellano la stessa percezione del dolore, si crede che tutto è a posto anche se il male anestetizzato continua il suo processo nonostante la nostra cocciutaggine; più o meno alla stessa maniera, intorpidiamo la nostra coscienza con mille e più strategie, e poiché il dolore in questione è un dolore dell’anima, l’analgesico sopraggiunge a livello mentale ma funziona come quello che intorpidisce il dolore del corpo. E allora? Come cancellare il dolore procurato dalla vergogna? Semplice! Perché non provare ad eliminare il senso del rispetto per le regole? Ecco che, così, si finisce per giustificare ossia rendere giusto, ogni gesto, ogni scelta, ogni comportamento. È sempre più facile, infatti, sentir dire “io non ho nulla da vergognarmi!” al fine di giustificare ciò che si agisce, si sente e si pensa, e questo non perché tutto sia possibile, tutto sia corretto ma perché anche i termini “giusto” o “corretto” non hanno più significato! Un po’ come dire che tutto è possibile, tutto è lecito. Al più, ciò che si può continuare a fare è regolare… perché non esiste l’irregolare in un mondo senza regole! Per chi la pensa in tal maniera, il pudore non è più una norma di condotta ma un limite alla propria spregiudicatezza. Dunque, via il pudore che porta con sé il dolore della vergogna!

Eppure, nel pudore si potrebbe ritrovare l’indispensabile limite a comportamenti che spesso offendono se stessi e gli altri. Se si maturasse maggior pudore, ci troveremmo a vivere un mondo meno corrotto, impossibilitati da questo a negare le proprie responsabilità negli errori o nelle pecche. Ed invece si continua ad assistere a gesti senza vergogna di chi, davanti a errori o atti illeciti, continua a dire “non ho nulla da vergognarmi!”. Chi potrà mai smascherare il suo torto?”

 

“Anima mia monca             

perdesti il pudore.

Permani pur immane

e riprendi vigore,

in quanto l’impudente

rimane pur perdente.”

 

Fausto Lionti

 

 

 

Una settimana di solarium, biciclette, parcheggi e…benzinai

solarium-vigliena2.jpgSul numero 42 dell’ottima rivista siracusana “l’altracittà” (che con grande indipendenza si occupa ogni mese di grandi e piccole inchieste sullo stato della città) è comparso un interessantissimo e azzeccatissimo articolo (dato il periodo estivo ormai alle porte) dal titolo “IL 2012 SARA’ L’ANNO DEI SOLARIUM?” in cui viene affrontato il delicato e controverso tema, come ogni siracusano sa, della creazione, gestione e fruizione dei solarium che sorgono in estate lungo il perimetro urbano della costa aretusea. Come ogni anno, oltre allo storico Forte Vigliena e a quelli recenti di Riva Nazario Sauro e di piazza delle Poste, gli esercizi alberghieri hanno in programma nuove installazioni balneari per la gioia di turisti e indigeni, infatti sembra ormai sicuro che l’Algilà Charme Hotel otterrà la concessione per realizzarne uno proprio all’altezza della piazza delle orsoline. La struttura è stata pensata per gli ospiti dell’hotel e per i privati che potranno accedere al solarium a pagamento. Un altro solarium, in questo caso ad accesso libero, è in progettazione di fianco a Forte San Giovannello, a poco più di cento metri da quello dell’Algilà”.

go bike.jpgAncora dalla stampa locale, che sempre più ed a ragione, si fa portavoce delle frequenti segnalazioni spontanee dei cittadini: sul web (siracusanews.it) un’attonita abitante di Ortigia è stata costretta a convenire con alcuni turisti che visitavano la fonte Aretusa, sull’inadeguatezza e carenza (per usare un eufemismo) dello stato del servizio, ormai famigerato, di bike sharing, denominato GoBike, che tanto fa parlare la città, stante il completo dissesto in cui versano gli stalli, quasi totalmente privi di biciclette e per lo più danneggiate e la non indifferente difficoltà nelle modalità di utilizzo di tale “servizio”;  su facebook, in particolare, ma anche su altri social network, si fa un gran parlare della campagna contro la cartellonistica abusiva, lo stato di perenne sconquasso delle vie cittadine, sulla questione dell’avvio annunciato, anche dalla carta stampata, della pulizia ecologica (pare, e salvo espletamento finale della gara d’appalto, per il 15 maggio) presso le località di villeggiatura e/o balneari.

rassegna_stampa_giornali.jpgSempre sui giornali (in questo caso “La Sicilia” di domenica 1 aprile) e sul tema della imminente stagione turistica, si denunciano le gravi mancanze e carenze della gestione del Parco Archeologico (teatro greco, ara di Ierone, grotta dei Cordari etc.) in cui sarebbero inutilizzabili i bagni pubblici nonché qualche altro “piccolo inconveniente”: “Mancano le segnalazioni nelle diverse lingue per la biglietteria, l’ufficio del turismo è chiuso… diversi sono quelli che, nonostante parcheggino sulle strisce blu hanno preso multe perché mancano i venditori di biglietti per la sosta”.

Sul versante dell’edilizia scolastica (dal cui rapporto di Legambiente, Siracusa e le altre province siciliane sono sonoramente bocciate, vedi rapporto sul sito), altro annoso e increscioso problema, è stato constatato il blocco dei lavori (da oltre nove mesi ormai) del cantiere del nuovo complesso scolastico in costruzione alla Pizzuta che dovrebbe ospitare, in un futuro per il momento imprecisato, gli alunni dell’Istituto Scientifico “Einaudi”, mentre sulla nuova ipotesi della circolazione urbana in Ortigia, pare (e il condizionale è obbligatorio, in questi casi) si dovrebbe ritornare al libero accesso alla ZTL negli orari 7.30-19.30 con l’utilizzo libero dei posti “gialli” (riservati ai residenti) e l’eliminazione di quelli “blu” (a pagamento).

Nel frattempo, fra tutte queste incertezze, possiamo consolarci con una sicurezza accertata autorevolissimamente dalla benemerita Guardia di Finanza: la gestione degli impianti di distribuzione della benzina della città risulta assolutamente “trasparente” e scevra da manipolazioni e speculazioni di sorta. Un plauso, quindi agli agenti per l’azione intrapresa, mentre a noi non resta altro che ovviare al trascurabile problema della crescita incessante delle relative tariffe petrolifere…

 

Navi incagliate, multe esose, vigili urbani, trasporto pubblico e…

 siracusa_ortigia1.jpg…e altro ancora. Mentre la nave Gelso M. (fra l’indifferenza di tutti i media nazionali, dato che qui trattasi di uno “Schettino minore” e mentre un’altra si schianta inopinatamente sulla costa di Ganzirri), sulla costa di Santa Panagia, viene accerchiata dalle infrastrutture di contenimento ed è cominciato lo svuotamento dei serbatoio del carburante e del materiale stivato, su “Repubblica” di domenica scorsa è saltata fuori la notizia degli innumerevoli relitti di imbarcazioni affondate nell’ultimo secolo lungo le coste siciliane, in particolare poco lontano da Siracusa, sulla costa di Avola “su una chilometrica pianura di sabbia che ne fa un eccezionale punto di immersione”, a 43 metri di profondità, si trova il relitto di una nave affondata nel 1979, la “nave del sale” che proveniva da Trapani.

Sulla questione della viabilità cittadina, del traffico automobilistico e dell’enorme percentuale di multe elevate nel capoluogo aretuseo, su facebook da qualche mese è montata una vera campagna (mediatica, direbbero i neofiti del complottismo) contro il corpo municipale dei vigili urbani e del suo comandante, tutti rei di aver infierito sui poveri cittadini siracusani con multe spropositate e ingiustificate, che gravano già sul misero bilancio famigliare e sulle labili condizioni psicologiche dei poveri automobilisti stressati da ore e ore di tragitti sulle disastrate vie cittadine, ovviamente la maggior parte di coloro che chiedono la testa del suddetto comandante sono tutte vittime di tali soprusi e  non si chiedono neanche minimamente come mai anche nella vicina Catania la situazione non è per nulla migliore e men che meno gli passa per la mente che forse rispettando il codice stradale tali contravvenzioni potrebbero essere evitate…

Neanche sul trasporto pubblico si può contare, e difatti a memoria d’uomo mai nessun siracusano l’ha fatto, dato che le notizie fresche sull’ente che gestisce (?) le linee urbane in città sono a dir poco agghiaccianti: a fronte di strutture inesistenti (non ci sono vere e proprie postazioni di fermata per i passeggeri e nessuna indicazione di alcunché), le corse sono praticamente ridotte ai minimi termini, gli orari aleatori i mezzi a dir poco fatiscenti. Per finire si scopre (?) adesso (?) che l’Ast ha un deficit di 20 milioni (di euro ovviamente), che ha avuto il taglio del 20% del contratto di servizio della Regione siciliana, nonché 1.200 autisti che quotidianamente devono architettare stratagemmi per arrivare (letteralmente!) a fine corsa e a rischio di perdere il posto.     

A Siracusa si riesce a polemizzare (ma siamo in Italia d’altronde) anche sul concerto di Nicola Piovani, andato in scena  domenica scorsa, ed in particolare sui posti liberi “fino ad esaurimento” nella platea allestita all’interno del tempio di Apollo (a proposito, è stata tagliata una delle piante di papiro reimpiantata con tanta cura e passione dai volontari di Nuova Acropoli nei mesi scorsi, era proprio necessario?): sempre su facebook ma anche con apposite e “dettagliatissime” lettere inviate a giornali locali sullo “scandalo” dei posti riservati ai soliti notabili, cosa poi categoricamente smentita dall’INDA (che ha distribuito ai cittadini gli inviti), dagli addetti stampa e dell’organizzazione sul loco e, per quel che vale, da chi scrive.

Insomma, “Chi nnicchi nnacchi?” come direbbero i nostri nonni.

Gratta e vinci…molto poco!

la_dea_bendata.jpgChi avrebbe mai detto che qualcosa sarebbe riuscita nell’impresa, considerata impossibile fino a pochi anni fa, di spodestare una tradizione istituzionale come la Lotteria Italia che, dagli anni ’50 e fino ai nostri giorni, rappresentava il sogno di vincita di un popolo intero?

Passeggiando per le vie della nostra città (ma ovviamente di tutte le città italiane), non può che meravigliare l’enorme quantità di persone (uomini, donne e ragazzi, che in teoria non potrebbero) che si affollano nelle edicole, tabaccherie, agenzie di gioco, ricevitorie e “bet point” di varie sigle (che sorgono e spariscono, anche a Siracusa, in pochissimo tempo) per tentare la fortuna in tutti i tipi di giochi e scommesse.  In particolare il “gratta e vinci” è ormai una mania collettiva: se fino a qualche tempo fa i nostri spiccioli o piccoli risparmi finivano nel salvadanaio o nelle tasche per eventuali piccole spese, adesso costituiscono il fondo economico di riserva per sfidare la buona sorte quotidiana.

D’altronde, come si evince dalle ultime statistiche di settore, pubblicate  recentemente da “La Stampa”, il giro d’affari dei vari giochi (gratta e vinci, lotterie, lotto, slot machine, scommesse sportive etc.) è strabiliante: “76,5 miliardi di euro. Un aumento rispetto al 2010 di 15 miliardi di euro, ovvero il 24,3% in più. Questo significa che nell’anno della crisi più nera, della disoccupazione giovanile al 30%, dello spread alle stelle e dei tagli indiscriminati, gli italiani hanno speso in giochi e scommesse oltre 1200 euro non a famiglia, ma a testa – includendo nel calcolo persino i neonati! Con un aumento di spesa di circa 250 euro a persona rispetto all’anno precedente”.

gratta-e-vinci1.jpgIn pratica, gli italiani adesso giocano e scommettono più degli inglesi, per antonomasia considerati da sempre gli scommettitori per eccellenza (i bookmaker di Londra, come è noto, accettano scommesse su quasi tutto). Forti, in questo senso, e facilmente comprensibili le ragioni di tale fenomeno: la crisi economica, la mancanza di un reddito e di un futuro certo, spingono ai miraggi (le probabilità di vincita di alcuni giochi, statistiche alla mano, sono a dir poco infinitesimali) di guadagni facili milioni di persone ogni giorno.

L’ultima frontiera è, poi, il poker online, con la possibilità di giocare dal web con avversari di tutto il mondo, comodamente da casa propria semplicemente inserendo il codice della propria carta di credito. Per il giocatore “dilettante”, abituato a giocare nel periodo natalizio con i 4 amici di lungo corso, ma anche per quelli tenacemente attaccati alla passione per bluff e fascino del brivido da tavolo verde, praticamente un’eresia…

 

  

 

Halloween o “festa dei morti”?

halloween.jpgUno degli effetti della famigerata “globalizzazione” incide anche sulle modalità e sulle trasformazioni delle tradizioni culturali e/o religiose dei popoli e delle nazioni. In particolare, come è successo nel corso degli ultimi decenni per la più importante festa religiosa cattolica, il Natale, che sempre più si è trasformata in un insieme di consuetudini consumistiche e commerciali di cui nessuno di noi riesce ormai a fare a meno (anche per questioni di mera convivenza) anche la festività combinata di Ognissanti e Commemorazione dei defunti sta perdendo via via il suo significato originario.

In Sicilia, la ricorrenza dell’1 e 2 novembre è una tradizione antica che riassume vari significati e come tutti sanno, coinvolge bambini e anziani, giovani e adulti, prima nella celebrazione della giornata dedicata ai santi della Chiesa cattolica e poi nella sentitissima compartecipazione al ricordo dei propri cari estinti, che si è sempre espressa con i tradizionali regali donati ai bambini dalle famiglie, le abitudini e i riti gastronomici tipici nostrani (nella nostra città, le irrinunciabili “zeppole”, i “totò”, i dolci di marzapane, di miele etc.), le ri-cambiate visite fra parenti e amici e, per i credenti praticanti, il complesso degli appuntamenti religiosi veri e propri.toto'.jpg                  

Ma l’appropriarsi da parte del sistema economico/commerciale delle maggiori ricorrenze del calendario (emblematico anche il caso del giorno di S.Valentino) ha, molto spesso, snaturato il modo di vivere che le radici culturali ci trasmettono: oggi Halloween, con tutti i suoi innegabili e affascinanti aspetti storici e culturali ha quasi interamente soppiantato le vecchi abitudini nostrane e la sera del 31 ottobre è ormai normale imbacuccarsi in strampalati e discutibili costumi più o meno orrorifici (ma anche qui ci sono diverse interpretazioni, tant’è vero che è facile incontrare persone con abbigliamento più carnevalesco che dark) e correre in altrettanto discutibili feste e serate in discoteca e circondati, nei migliori casi, da simboli e oggetti di cui difficilmente qualcuno conosce l’esatto significato.zeppole.jpg

Quanti, ad esempio sanno che la radice storica della festività cristiana deriva da tradizioni alimentari, culturali e religiose della civiltà romana, vecchia di millenni? D’altronde, anche la stessa tradizione anglosassone di “All Hallows Even” ha subito nei secoli lo stesso fenomeno di sradicamento e rimodulazione a fini commerciali se è vero che nella stessa nazione americana ne sanno poco e niente delle origini dei lori Padri Fondatori.

(Immagini tratte da Google)

   

Sull’essere “contro corrente”

controcorrente.jpgNel nuovo appuntamento dedicato alle riflessioni su società e stili di vita, il coordinatore regionale dell’Associazione culturale Nuova Acropoli Italia, Fausto Lionti, affronta l’argomento (pubblicato sulla rivista dell’omonima associazione, n.24 gennaio-marzo 2011) dell’essere “contro corrente”: ha senso esserlo? E come si fa ad andare contro le regole nel mondo giusto senza farsi trascinare dagli istinti inconsci o dettati dalle mode passeggere? Si può essere anticonformisti in modo intelligente e costruttivo?

 

Quanto spesso oggi si dice e ci si manifesta desiderosi di “essere trasgressivi”? Mentre un tempo, neanche troppo lontano, si usava dire di voler “essere controcorrente”, sembra che, comunque, il risultato non sia cambiato un granché: considerarsi “trasgressivi” o essere “controcorrente” caratterizza coloro che non vogliono seguire le regole e, soprattutto, vogliono che i singoli atteggiamenti ne evidenzino proprio il mancato rispetto.

 

Oggi il giovane, prima ancora di conoscere le regole ha già imparato a non rispettarle! Eppure, se è vero che per un verso le regole, attualmente, non rispecchiano principi ma sono etichette poste ed imposte, è altrettanto vero che le norme non sono e non vogliono essere neanche comprese. La conseguenza, evidente negli atteggiamenti attuali, è che, semmai vi è una regola, la si preferisce trasgredire, anche e soprattutto per non sentirsi uniformati agli altri, come se il non rispetto per una qualsiasi regola ci proiettasse fuori dalla massa! Ed ecco, così, nascere “mode” trasgressive e controcorrente come quella del piercing o del tatuaggio senza scrupoli e, prima ancora, le mode “estreme” o il distinguersi con tagli e colorazioni particolari ai capelli. Il giovane sembra dire: “io sono fatto così, non sono la copia degli altri, ma non voglio più essere anonimo!”. Ma quanto accede dopo ha qualcosa di paradossale: dopo i primi audaci, gli altri si “accodano” tanto da far sorgere una “massa di diversi” che ricreano una nuova moda, un fatto “ordinario” che smette di essere “trasgressivo” e “controcorrente”. E, allora, via alla ricerca di una nuova stravaganza per ricostruire il cerchio ancora una volta!

 

Eppure, è vero: l’uomo ha bisogno di sentirsi originale! E’ tanto grande il desiderio di riconoscersi e di costruirsi come identità che si finisce per percorrere strade anomale! Forse, per sentirsi “originali” occorrerebbe percorrere strade diverse, magari andando all’origine dell’uomo stesso… Ogni essere umano è decisamente unico e “l’individualità” rappresenta in maniera indiscussa la nostra stessa origine. Probabilmente, c’è poco da inventarsi… se non si vuole cadere nel rischio di aggiungere altre maschere a quelle già costruite… il rischio è che si modifica l’apparenza ma ci si allontana ancora di più da se stessi.

 

Nulla di più naturale nel “voler andare controcorrente”: se ci immergiamo nella natura e osserviamo un semplice fiume, non sarà difficile notare come la corrente trascini fuscelli, foglie e tutto ciò che, inanimato, vi scorre sopra… eppure, ciò che è vivo, in quello stesso fiume, si comporta diversamente: un pesce, per esempio, tratta la corrente diversamente. La può risalire, se vuole! Ed ecco che, andare controcorrente fa sentire vivi, partecipi, volenterosi, autonomi… ma occorre prestare attenzione in quanto andare controcorrente equivale a risalire il letto del fiume, significa andare alla fonte, all’origine e mai, semplicemente, spostarsi da un sponda all’altra. Tutto ciò rischia di diventare solo un misero movimento apparente che, in fondo, non porta da nessuna parte.

 

Essere “massa” vuol dire sentirsi materia morta trascinata dall’impeto del fiume. Per andare nel senso contrario si richiede coraggio, forza, determinazione e, soprattutto, chiarezza sul dove si vuole andare, sulla meta di ogni sforzo.

 

Per sentirsi unici ed originali, allora, a poco serve inventarsi mode e stravaganze. Al contrario, necessita uno sforzo nella direzione del comprendere chi siamo, il senso profondo della vita e, per fare ciò, non urge aggiungere nulla, ma, al contrario, togliere, eliminare il superfluo, superare l’apparenza, pulire, smaltire tutto ciò che non ci appartiene come uomo e come umanità. Bisogna riscoprire la bellezza e la profondità della psiche, usando il linguaggio dei greci o dell’anima stessa.

 

E allora, la prossima volta che vedi un fiume, pensa a come risalirlo. Alla sua fonte potrai trovare l’acqua più pura.

 

 

 

VENNI VAGABONDO

 

Venni vagabondo

vagliando varie vie.

 

Vidi vecchi visi,

volti verso vacue veridicità;

vaghi vati vaticinando vane vanità.

 

Viaggiai veramente verso vereconde verità,

varcai volutamente velati vestiboli.

Vidi veraci valori.

 

Verso vie virtuose

vado vincitore.

M. Fausto Lionti

 

La Profondità (di F. Lionti)

Socrates.jpgInauguriamo in questo blog, come nelle altre pagine Virgilio dedicate alle città italiane, uno spazio periodico dedicato all’intervento di coloro che amano la nostra città e ad essa e alle persone che qui vivono si dedicano, attraverso attività culturali e sociali. In questo primo appuntamento, il coordinatore regionale dell’Associazione culturale Nuova Acropoli Italia, Fausto Lionti, affronta l’argomento (pubblicato sulla rivista dell’omonima associazione, n.25 dell’aprile-giugno 2011) della “profondità”, ovvero sull’importanza di essere meno superficiali, più presenti e coscienti, più in relazione con il nostro vero essere:

 

La nostra società con una parvenza di efficienza … ci fa correre freneticamente per giungere a nessun approdo.

Siamo passati dalla clessidra all’orologio con i suoi minuti e i suoi secondi, frazionando il tempo ci siamo illusi di avere più tempo, l’orologio in realtà ha donato all’uomo un tempo inafferrabile che sfugge, per arrivare a sentire dire, sempre più spesso,  “non ho tempo”.  Solitamente non si ha tempo per vivere le cose che contano e che hanno un certo valore con intensità, perché si sta sempre correndo per approdare alla fine della giornata davanti ad un televisore che, il più delle volte, appena acceso di riflesso spegne le capacità cognitive nell’uomo. Il cervello funziona con tutti i suoi impulsi ma la mente, che riflette che analizza che approfondisce, ne è scollegata.

La velocità produce la forza centrifuga, una forza che proietta verso l’esterno … verso la superficie e la nostra società ove tutto è più veloce, oltre a rubarci il tempo ci ha resi superficiali allontanandoci inesorabilmente dal centro di noi stessi.

La profondità ha bisogno di tempo, del suo tempo, che la società consumistica non ci dà più, non perché si ha meno tempo ma perché la società moderna ci vuole dinamici, ci vuole al passo coi tempi, ci vuole consumistici e superficiali perché vi è uno stretto legame tra i due, se non fossimo superficiali non avremmo bisogno di consumare tanto. Il consumo frenetico che regge la nostra economia non vuole individui coscienti e consapevoli, non vuole che si rifletta ma che si agisca d’impulso che si agisca spinti dall’emozione (e- mozione = mossi verso l’esterno) e si segua ciò che piace e non ciò che è valido perché così ha deciso la pubblicità che regge la nostra economia.

Abituati ad agire d’impulso negli acquisti trasferiamo tale comportamento anche nei rapporti con gli altri e nel dialogo con noi stessi.

Ci si ritrova alla superficie nei rapporti sociali, e questo conduce ad avere legami meno stabili, legami saltuari che durano finché non si trova qualcosa di nuovo, di più entusiasmante e questo spazia dalle amicizie ai rapporti di coppia (stavo per usare il termine legami). Internet permette di avere centinaia di amici e fa dimenticare il vero amico, confondendo la quantità con la qualità.

Si resta in superficie nei rapporti con il sacro, dove si cerca il vantaggio di un miracolo per se o per i propri cari, una risposta ad una preghiera, o ci si limita ad interessi per casi sensazionalistici e puramente fenomenologici, dimentichi della mistica profonda contatto con il mistero più profondo con tutta l’anima.

Si resta in superficie nel rapporto con se stessi. Quanti termini abbiamo per la tecnologia, ogni funzione, ogni parte del computer ha il suo nome e non ci rendiamo conto che abbiamo solo poche parole per definire le sfumature delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti, questo non solo non ci permette di esprimere ciò che proviamo ma soprattutto non ci permette di capire ciò che sentiamo e saper dare un valore.

La velocità delle notizie, dei rapporti ci porta alla superficie e a essere superficiali. Ogni generazione diventa più superficiale della precedente perché nella trasmissione di valori si riesce a trasferire meno, qualcosa si perde sempre nel passaggio quando non si è saldi, ma si è distratti.

In una ruota, tutto ruota intorno al centro, è il vero punto fondamentale, provate a spostare il centro e non funziona più, il centro è immobile.

 Andare in profondità vuol dire andare in fondo alle cose. Per andare in fondo alle questioni, ai rapporti umani bisogna iniziare con l’andare in fondo a se stessi.

È come in un cono, più si va verso l’interno, più si arriva in alto. Più si va in profondità più si ritrova il cielo.

La corsa ci porta verso il nulla, la velocità trascina anche la profondità in superficie e  oggi  si è “superficialmente profondi”, si è profondi per alcuni momenti o in apparenza, si fa yoga, si seguono arti marziali, centri mistici e religiosi etc. Tutto ciò ci aiuta solo a momenti ma non si realizzano cambiamenti reali e positivi che ci aiutano a vivere in profondità la vita.

Essere superficiale è prendere le cose alla leggera, essere profondo è penetrare all’interno, è capire che la vita ha un senso e dare un senso alla vita.

Si sa, un seme per mettere radici ha bisogno di stare sotto se rimane in superficie, sarà facilmente rapito dal primo volatile che vi passi vicino.

Forse bisogna saper fare silenzio. Ci siamo chiesti perché quando soffriamo, ci chiudiamo in noi stessi? È per permettere di andare in profondità, per permettere di capire la causa della sofferenza. Ma quanti ne sono capaci? Se non siamo abituati a riflettere a fare silenzio dentro di no, a cercare il senso della vita sarà la vita stessa a portarci, tramite la sofferenza, a fare introspezione, a fermarci un poco. A noi la scelta.

 

Perché io non son Io

 

Odo vedo sento …

questo tormento

perché io non son Io

 

Quando Ti raggiungo esplodi nel petto

e nelle vesti di ora mi sento stretto,

dal profondo irrompe esta potenza

che trascende l’effimere esistenza.

 

Sì certo ti conosco … e ti comprendo

mi appari e poi ti vado perdendo,

ciò che nel sogno appare evidente

chi appena sveglio ora non l’intende.

 

La rada nebbia colgo con la mano

ma la fugace la trattengo invano,

il quotidiano chiama senza indugi

perdo e mi perdo vita che mi sfuggi.

 

Odo vedo sento …

questo tormento

perché io non son Io

 

 

Fausto Lionti