Il parco delle opportunità perdute

Tra le aree verdi che potrebbero essere il fiore all’occhiello della città ma che, purtroppo, non sono tali, figura senza dubbio il cosiddetto Parco Robinson di Bosco Minniti.
Negli anni passati, alla periferia nord della città, si è riusciti a salvare questa grande area per adibirla a parco pubblico. Tanti i progetti e le speranze riposte dai residenti nel Parco Robinson. Effettivamente, quella che alla fine degli anni novanta era un’area brulla di campagna parco_robinson.jpgincolta, si è in seguito andata trasformando ed ha  acquisito una recinzione definitiva, dei vialetti, delle piante, un’illuminazione ed anche dei piccoli impianti sportivi.
Insomma, il giusto passo per realizzare l’area di pubblica fruizione tanto desiderata dagli abitanti della zona nord. Da parecchi mesi però questa struttura, mai del tutto ultimata, versa in stato di abbandono e diviene sempre più fatiscente in preda, come è, agli atti vandalici.
Ancora una volta i Siracusani non possono che guardare sconsolati come non solo non venga portato a termine un progetto iniziato ma come vengano vanificate tutte le spese finora compiute.
Il parco in passato era stato allestito ad esempio con della segnaletica pensata per gli sportivi che volevano compiere attività ginniche ed era anche diventato un punto di riferimento per tanti amanti dell’attività fisica. Poi, per mancanza di custodia, il parco ha dovuto chiudere i battenti lasciando fuori sportivi, bambini in cerca di uno spazio per giocare, mamme che volevano passeggiare con i bimbi.
E d’altro canto come dare torto ? In mancanza di custodia il Parco Robinson di Bosco Minniti è diventato un luogo sempre più a rischio in quanto mal frequentato. Prova ne sono le strutture sportive: danneggiate e saccheggiate, tanto che l’amministrazione comunale ha di recente annunciato un nuovo bando e nuove spese per ripristinare quanto distrutto e rubato. Nel parco è stata anche posta una statua dedicata al genio di Archimede, creata dall’artista Antonio Randazzo e anch’essa liberamente in mano ai vandali.
Per mesi, la chiusura forzata del parco (sembrando la custodia un problema insormontabile) è stata l’unica soluzione. Da un po’ però il problema ha di nuovo cambiato veste. Anche le catene sono state scardinate ed il Parco Robinson resta aperto giorno e notte, privo di vigilanza e controlli.
Tutto da rifare insomma, sperando che i tempi siano brevi ed i risultati che si avranno siano finalmente definitivi.

Immagine: una veduta del Parco Robinson (foto tratta dal forum Siracusaweb)

Vuoto come una stazione

stazione.jpgUn tempo si usava dire di un luogo che è “affollato come una stazione ferroviaria” per indicare il continuo viavai di persone e merci, al limite dell’umanamente sopportabile.
Tale termine di paragone, purtroppo, non sembra possibile per la stazione di Siracusa. Da diversi anni ormai la storica struttura versa in una crisi che sembra diventata negli ultimi mesi irrefrenabile. A nulla sembrano valere le flebili proteste sindacali, assenti sono le voci della politica mentre i viaggiatori hanno ormai abbandonato da tempo, rassegnati, il trasporto ferroviario.
Sembrano lontanissimi i tempi (eppure si tratta di appena un quindicennio) in cui la stazione veniva ingrandita e migliorata, i cui si costruiva la platea di lavaggio per i treni e in cui veniva costruita la nuova linea di binari che liberava Siracusa dalla cintura ferroviaria.
Oggi, la stazione siracusana è stata abbondantemente declassificata a livello nazionale. Pochi i treni che arrivano e partono ed ancora meno i viaggiatori in transito, tanto da far diventare la stazione, dopo una certa ora, una vera e propria “terra di nessuno“, come denunciato dai quotidiani locali.
La soppressione dei treni si sussegue ormai con ritmo costante: la storica “Freccia del Sud” lo scorso mese, le corse per Ragusa ed Agrigento la scorsa settimana. Insomma, una dimostrazione nemmeno per nulla velata della volontà di ridurre al minimo i servizi di Trenitalia a Siracusa.
Ed è un vero peccato questo: per la posizione geografica della città e per le lunghe distanze siciliane, il treno potrebbe essere il mezzo principe per i collegamenti dell’isola. Le opportunità sarebbero infinite ma si dovrebbe partire da tanti lavori: cominciare col raddoppiare le tratte, quasi tutte a binario unico ed elettrificare linee come la Siracusa-Ragusa su cui sono ancora costrette ad operare locomotive diesel. Il pittoresco treno del barocco, che in passato ha utilizzato locomotori a vapore rischia di non essere un treno d’epoca sulle linee provinciali. E che dire delle altre possibilità perse per il turismo e gli spostamenti che il treno potrebbe offrire ? La linea ferroviaria si incunea nel sud della provincia siracusana, toccando località balneari celebri, un tempo solo localmente, ma oggi sempre più anche tra i visitatori: Fontane Bianche, Noto Marina ecc.
Immaginate poter evitare le interminabili code di automobili estive per andare in treno al mare ? Non è un’utopia: il progetto c’era, la stazione di Fontane Bianche anche, con tanto di soldi utilizzati per il restauro. Purtroppo, un altro dei tanti progetti arenati mentre giorno dopo giorno la stazione muore nell’indifferenza e nella rassegnazione…

Fine settimana con il FAI

maniace.jpgQuesto fine settimana, anche a Siracusa si svolgeranno, come ormai tradizione da diversi anni, le “Giornate di Primavera” del FAI (Fondo Italiano Ambiente). Si tratta di un’occasione per tutti gli appassionati di arte e storia cittadina in quanto verrà data la possibilità di visitare alcuni monumenti della città solitamente chiusi al pubblico. Delle visite guidate saranno tenute grazie al progetto “Apprendisti Ciceroni”.
I monumenti siracusani che verranno aperti quest’anno sono la Chiesa di San Filippo Apostolo ed i suoi ipogei, da poco restaurati, nel quartiere della Giudecca, in Ortigia e la Chiesa di San Francesco di Paola con il convento dei minimi. I due monumenti saranno aperti sabato 27 e domenica 28, dalle 9.30 alle 12 e dalle 18 alle 20.
Tra le 12 e le 18 sarà possibile l’accesso ai soci del FAI e vi sarà la possibilità per gli interessati di ricevere informazioni e di iscriversi. Al convento dei minimi sarà presente anche una mostra documentale contenente tra l’altro una preziosa pala d’altare della Madonna, proveniente dalla Chiesa di Santa Lucia alla Badia.
Al Castello Maniace, in questi giorni sarà visitabile la mostra “L’arma per l’arte in Sicilia”, a cura dei Carabinieri del nucleo Beni Culturali che esporranno le opere d’arte rubate recuperate negli ultimi anni nel corso delle attività svolte dall’arma. Tra l’altro sarà esposto il prezioso rostro metallico di un’antica nave romana.

Storia di una caravella

barca.jpgVi siete mai chiesti cosa ci faccia una caravella a Siracusa ? Io, a dire il vero, spessissimo, per l’esattezza tutte le volte in cui mi trovo a lasciare il centro storico dal Ponte dei Calafatari.
Proprio lì, nella curva, da alcuni anni è posizionato lo scafo di legno di una caravella in costruzione, i cui lavori, a dire il vero, sembrano ormai fermi da diverso tempo.
La sagoma dell’antica imbarcazione utilizzata da Cristoforo Colombo è un panorama abbastanza inconsueto per Siracusa tanto da stuzzicare facilmente  la curiosità e volerne capire la finalità.
Curiosando un po’ in città e “navigando” un po’ virtualmente ecco svelato il mistero. Lo scafo in costruzione nel piccolo cantiere navale a ridosso del centro storico è effettivamente la riproduzione di una caravella, anzi, per l’esattezza della “Pinta“, una delle navi della flotta di Colombo.
A quanto pare, questa riproduzione d’epoca, era stata commissionata ad uno degli ultimi abili maestri d’ascia siracusani da una società privata, un po’ per passione, un po’ per farne un attrazione turistica.
Pensate ad esempio al fascino di poter veleggiare nelle acque azzure che circondano Siracusa in caravella e fare pescaturismo !
Inizialmente l’ambizioso progetto è andato avanti alacremente e lo scheletro dell’imbarcazione si è ben presto rivestito di fasciame fino a chiuderne il guscio.
Adesso, purtroppo, il progetto sembra essere fermo e, da parecchi mesi, la “Pinta siracusana” continua a fare bella mostra di sè al bordo della strada ma senza avanzare nel suo completamento.
Chissà se vedremo mai questa riproduzione antica solcare le acque del Porto Grande… se avete qualche notizia o informazione in merito, condividetela pure nei commenti. Se invece siete semplicemente curiosi e volete qualche dettaglio in più sul progetto potete leggere questo interessante articolo.

Immagine: Foto della caravella in costruzione tratta da un articolo di Severino Cassone pubblicato sul sito Mediterranea

Scuola-albergo, l’eterna incompiuta

Tra le notizie di cronaca siracusana che mi hanno maggiormente colpito nelle ultime settimane, c’è stata quella del crollo degli intonaci dell’istituto alberghiero. Pur non avendo compiuto studi in quell’istituto e pur non essendo particolarmente attento alle problematiche del mondo scolastico cittadino, diversi dettagli inerenti l’evento hanno in qualche modo colpito la mia attenzione.
Per quanti non si ricordassero, in occasione dell’ultima settimana di forti piogge registrate, sono caduti gli intonaci del tetto di alcune aule, lasciandole del tutto inagibili.
scuolalbergo.jpgSono notizie a dir poco sconcertanti, a maggior ragione se si pensa che si tratta di un edificio scolastico dove le norme di controllo e di sicurezza dovrebbero essere più severe che mai. Ma, d’altra parte, gli edifici scolastici siracusani non sono nuovi a simili sorprese se appena pochi mesi orsono un problema analogo si ebbe nel liceo scientifico e nella ragioneria.
Il preside dell’istituto alberghiero, con buona ragione lamentava l’inadeguatezza dei locali assegnati e il continuo ritardo nella realizzazione del nuovo istituto. I locali che ospitano la scuola sono infatti privati ed in affitto da quasi venti anni. Si rimane certamente sconcertati nel pensare quanti soldi sono andati “perduti” pagando un canone di locazione mentre, di contro, un’edificio dedicato è previsto da tempo immemorabile ma mai realizzato. La situazione peggiora poi se si pensa alla particolare finalità professionale di una scuola alberghiera che deve consentire ai suoi studenti di svolgere determinate attività pratiche di laboratorio.
Da qui ad andarsi a riallacciare ad un altro dei tanti “misteri delle incompiute siracusane”, il passo è breve.
Il mondo politico ha assicurato che dopo il fattaccio si accelererà per la costruzione di un nuovo istituto alberghiero. Il Siracusano più attento però ricorderà che da decenni, a intervalli regolari si vagheggia la “scuola-albergo“, un progetto promosso fin dagli anni sessanta (allora era quasi avveneristico) che avrebbe fatto da scuola e laboratorio pratico. E’ un edificio oltretutto già esistente e in posizione centralissima (vicino alla stazione ferroviaria), ottimo pertanto per permettere agli studenti di avere direttamente un approccio pratico coi loro studi.
La storia di questo fantomatico edificio è molto simile a quella dell’eternamente chiuso teatro comunale: l’edifico esiste e per qualche tempo vengono finanziati dei lavori di ripristino che poi non vengono mai terminati lasciando nuovamente tutto in abbandono ed in preda ai vandali che vanificano i lavori svolti. Tale è anche la situazione odierna della struttura.
La scuola-albergo da decenni aleggia nel centro storico cittadino senza un uso e una destinazione, quasi invisibile ormai alla vista dei Siracusani. Perchè allora pensare sempre a costruzioni nuove senza prima terminare i progetti mai conclusi ? Per una città patrimonio dell’Unesco e a vocazione turistica, come Siracusa ama definirsi, la formazione alberghiera dovrebbe certamente essere una priorità cittadina, cosa si aspetta allora a riprendere in mano le redini e portare a compimento un altro pluridecennale progetto cittadino ?

Immagine: La scuola-albergo, eterna incompiuta siracusana (foto: S.Leggio/Sicilystockphoto)

Uno show sulla fondazione di Siracusa

734.jpgCome premesso nel nostro ultimo post, questo sabato, nelle acque del porto si svolgerà un evento del tutto nuovo e particolare che suscita non poca curiosità in città.
Si tratta dello spettacolo 734 a.C. Le Origini di Siracusa – “the show”. Lo spunto storico e di ispirazione viene preso dall’epopea della fondazione della città di cui abbiamo raccontato i dettagli qualche giorno fa. Stando alle indiscrezioni si tratterà di uno spettacolo simbolico che creerà un connubio tra storia, effetti speciali, musiche, giochi di luce e acqua…
Già, proprio acqua, in quanto i fondatori di Siracusa provenivano dal mare e, allo stesso tempo, lo “show” si svolgerà nelle acque del porto, esattamente nel canale della Darsena, tra il Ponte Santa Lucia ed il Ponte Umbertino.
L’evento rientra tra quelli organizzati dal comune nell’ambito della rassegna “Luci a Siracusa”.
Stando ai comunicati rilasciati lo spettacolo sarà diviso in quattro fasi che vedranno l’apparire di antiche triremi, di sfere d’acqua galleggianti con dentro attori, sfere di fuoco e giochi pirotecnici con cerchi di fuoco.
Una voce narrante accompagnerà lo spettatore per tutto il tempo, rievocando la fondazione di Siracusa.
Insomma, le poche e misteriose notizie finora trapelate bastano sicuramente ad accendere la curiosità per uno spettacolo del tutto nuovo in città ma che fin da adesso si pone come evento che meriterebbe di essere rievocato con cadenza annuale.
Lo spettacolo 734 a.C. Le origini di Siracusa comincerà intorno alle ore 23 di sabato 20 marzo, si potrarrà fino alle ore piccole di domenica mattina e sarà visibile dai ponti che collegano la terraferma con l’isola di Ortigia e dalle due rive della Darsena.
Per informazioni è possibile visitare il sito ufficiale della manifestazione  www.luciasiracusa.it

La fondazione di Siracusa

Più volte, non senza una punta di orgoglio, nei post di questo blog si è ricordata la grande antichità di Siracusa.
A ben guardare, infatti, Siracusa è una delle città più antiche d’Italia che, con la sua fondazione, avvenuta nel 734 a.C. vanta più di 2700 anni di storia.
Gli scrittori dell’antichità, romani e greci esaltavano la magnificenza della città che (all’epoca !) era tra le più prosperose e popolose del Mediterraneo, tanto da tenere testa alla grande Atene prima e poi, per un certo tempo, a Cartagine e a Roma stessa.
La città non nacque in maniera “casuale” o “caotica” ma venne fondata con l’intento ben preciso di creare una nuova colonia della città greca di Corinto.
siracusa-baia.jpgTanto che la spedizione di fondazione era guidata da un aristocratico della madrepatria, Archia, che come capo indiscusso della spedizione o ecista, come allora si diceva, avrebbe deciso il luogo, i tempi, i modi e le divisioni delle terre nella nuova patria.
Per tempi così remoti storia e leggenda si fondono e si confondono. Si narra che, come era d’uso all’epoca, prima ancora di far partire la spedizione dalla madrepatria, il fondatore, Archia, si fosse recato insieme al nobile Miscello al grande santuario del dio Apollo a Delfi per parlare con l’oracolo.
L’oracolo li avrebbe posti di fronte ad una scelta: ricchezza o salute. Archia scelse la ricchezza e avrebbe da lì a poco fondato la prospera e ricchissima Siracusa mentre Miscello, optando per la salute, avrebbe fondato la salubre Crotone, madre di tanti vincitori di giochi olimpici.
Solo con la fantasia possiamo immaginare i coloni corinzi che, con l’arrivo della bella stagione nel 734 a.C., entrano con le loro navi nella baia che oggi costituisce il porto grande di Siracusa, si insediano nell’isolotto di Ortigia e fondano il nucleo della nuova città.
Non è però un caso se proprio oggi ho voluto preparare questo piccolo articolo di storia locale. Sabato prossimo, per la prima volta, è previsto un evento commemorativo, a metà strada tra la celebrazione e lo show. A partire dalle 23 in Ortigia sono previsti una serie di spettacoli rievocativi dello sbarco dei Corinzi in Sicilia e della fondazione di Siracusa. Poco ancora è dato a sapere ma, speriamo, di potere fornire maggiori indicazioni in merito nel prossimo post del blog su questo nuovo ed originale evento organizzato in città.

Marzo pazzerello

pioggia.jpgEccoci giunti al fatidico “giro di boa”, l’ultima settimana di inverno per poi goderci la tanto agognata primavera che comincerà la prossima domenica.
Mai come quest’anno il mese di marzo ha confermato, almeno a Siracusa, la sua fama di “pazzerello”. Se da una parte i campi hanno già cominciato a colmarsi dei fiori multicolori tipici della breve ma intensa primavera che caratterizza la Sicilia, eccoci uscire da una grigia e piovosa settimana che fa pensare più a Londra che a Siracusa.
In realtà non ci sono stati i grandi ed improvvisi rovesci piovaschi che caratterizzano la nostra area ma, la pioggia a ritmo costante, ancora una volta, ha fatto notare le mancanze mai risolte nello smaltimento delle acque. E’ così che nelle immagini di TG locali e quotidiani si sono viste scene ben conosciute e nuovi problemi che attanagliano la città. Il sottopasso del circuito automobilistico, appena fuori dall’uscita sud di Siracusa, è divenuto come sempre impraticabile: un vero “lago” che potrebbe mettere anche a rischio l’incolumità di automobilisti ignari. Data la consapevolezza della situazione si provvede ormai a posizionare in tempi brevi la relativa segnaletica di pericolo ma è un problema di vecchia data, con diversi lustri sulle spalle, e che meriterebbe ormai da tempo di essere risolto in maniera definitiva.
Stessa cosa dicasi per le numerose arterie cittadine che si trasformano in veri e propri fiumi in piena con i tombini che non riescono a pioggia2.jpgsmaltire l’afflusso di acqua. Ancora una volta si tratta dei nodi del passato che vengono al pettine, primo fra tutti la copertura del Vallone San Giorgio, via di deflusso naturale delle acque provenienti dalla zona alta, che venne ricoperto durante l’espansione urbanistica selvaggia del dopoguerra.
E che dire di alcuni beni culturali ? Dopo il grande problema della vegetazione incolta in questi giorni la porta urbica di Ortigia, il primo monumento di epoca greca che i visitatori incontrano entrando nel centro storico, si è trasformata in una vera e propria “piscina” senza che l’acqua accumulata riuscisse a defluire.
Le previsioni si mettono al bello e, per la settimana che entra, si prevede tempo soleggiato. Se l’esperienza non ci inganna la stagione piovosa in Sicilia è ormai finita. Che questa ultima settimana di precipitazioni e di difficoltà possa allora servire da promemoria a quanti nei prossimi mesi potranno prendere gli opportuni provvedimenti per poter poi affrontare al meglio il prossimo inverno.

Foto in basso: la porta urbica si è trasformata in questi giorni in una vera piscina (foto tratta dal quotidiano La Sicilia)

Riscoprire le ferrovie abbandonate

ferrovia-pachino1.jpgDa anni ormai, in Sicilia, il trasporto ferroviario, anzichè fare passi avanti in termini di qualità, va invece a regredire. E’ così che col tempo le province siciliane contano sempre più tratte ferroviarie abbandonate che, a poco a poco, vengono ricoperte dalla vegetazione fin quasi a scomparire.
Cosa fare di questo residui di archeologia industriale ? Le soluzioni e le proposte sperimentate in questi anni sono varie, si veda ad esempio il caso della pista ciclabile di Siracusa sorta proprio sull’ex cintura ferroviaria che “strozzava” la città.
In alcuni casi privati ed associazioni propongono il recupero e l’utilizzo a fini turistici di tratti di linee ferrate che attraversano zone del territorio particolarmente suggestive.
E’ il caso della ferrovia abbandonata Noto-Pachino, nella parte meridionale della provincia e della sezione siracusana dell’associazione Ferrovie Siciliane, un gruppo di “appassionati di treni” che con il loro impegno puntano alla tutela e alla conservazione del patrimonio storico e tecnico del trasporto pubblico siciliano.
In particolar modo, questa domenica si terrà una manifestazione simbolica lungo la tratta ferroviaria Noto-Pachino o più suggestivamente la “ferrovia del vino“. Grazie all’appoggio di Ferservizi e di vari altri enti e gruppi di volontariato, in occasione della Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate è stato ripulito da erbacce e rifiuti un tratto della vecchia stazione Roveto  Bimmisca. Domenica 14 marzo, a partire dalle ore 9.30 e per tutto l’arco della giornata, presso la stazione, l’associazione organizza una serie di attività di sensibilizzazione per appoggiare il riutilizzo per fini commemorativi e turistici di questo tratto di ferrovia.
Ogni ora, a partire dalle 9.30 si svolgeranno delle escursioni guidate a piedi lungo l’antico percorso che attraversa un suggestivo tratto della campagna siracusana circondato da folti frutteti.
Quanti volessero maggiori informazioni o volessero prendere parte all’evento possono consultare il sito internet dell’associazione o l’apposito gruppo su Facebook.

Foto: La stazione di Pachino (Roberto Cocchi)

Fiumi di parole intorno all’università

L’università a Siracusa è stato uno dei primi argomenti trattati su questo blog, quando già lo scorso anno, di fronte all’annuncio-shock del ridimensionamento del corso di laurea in beni culturali si paventava un pericolo per le facoltà della città.
Dopo neanche un anno dispiace constatare che il pericolo che in molti ipotizzavano, mese dopo mese si è concretizzato.
uni1-small.jpgI politici locali di ogni schieramento in questi mesi hanno speso fiumi di parole assicurando prima che non ci sarebbe stata la scomparsa di beni culturali (come invece sta avvenendo) e che la facoltà di architettura era una risorsa che sarebbe rimasta in città (salvo essere smentiti nelle ultime settimane dalle decisioni del rettore).
Gli studenti erano stati anche invitati a dormire sonni tranquilli confidando nel fatto che l’ateneo di Catania non poteva venire meno agli accordi stipulati con il Comune e la Provincia. Nonostante ciò, il rettore dell’Università di Catania, stagione dopo stagione ha ridimensionato la sede staccata siracusana fino a farla praticamente scomparire mentre il consorzio universitario, nato originariamente per interloquire col mondo accademico, finiva gradualmente con il non avere più voce in capitolo.
Adesso si vagheggia il quarto polo universitario che dovrebbe nascere in Sicilia e che dovrebbe vedere un’unica università localizzata tra Siracusa e Ragusa. Si fa anche di necessità virtù dicendo che Siracusa merita un’università tutta sua, anzichè essere una sede decentrata.
Sicuramente, un ateneo tutto siracusano sarebbe bello e più che meritato da una città dalla storia secolare come Siracusa ma, di fronte ai fiumi di parole spesi in questi mesi che però non sono riusciti a garantire un futuro a dei corsi di laurea che già erano esistenti e consolidati da anni, un pizzico di preoccupazione e di scetticismo si fa strada anche negli animi dei più ottimisti.

Immagini: protesta degli studenti di architettura (tratta dal blog elfobruno)